Buon compleanno a Trilussa, cantore di Roma, dalla satira ai sentimenti | Roma.Com

Buon compleanno a Trilussa, cantore di Roma, dalla satira ai sentimenti

Nasceva oggi Trilussa, poeta dialettale romano che ha raccontato la sua città con umorismo e umanità, spaziando dalla satira ai sentimenti

Il racconto della Roma della sua epoca in chiave favolistica

Nasceva oggi nel 1871 Trilussa, poeta satirico e senatore a vita, seppur per soli ventuno giorni, prima di morire nel 1950. Il suo nome d’arte era l’anagramma del suo vero cognome, Carlo Alberto Salustri.  Trilussa non cantò solo la Roma popolana, papalina e ministeriale, ma l’umanità e lo fece in chiave favolistica, usando come attori e controfigure gli animali, come Esopo e Fedro. Di umili origini famigliari, visse all’ombra di un Palazzo patrizio a due passi da Montecitorio, adottato da un Marchese di nome Ermenegildo de’ Cinque Quintili.

La satira politica e il minimalismo

Fu efficace soprattutto nella satira politica, dove descrisse le bassezze e i tradimenti con gli occhi di un conservatore disincantato. Un suo sonetto sul principe rivoluzionario è una descrizione ante litteram del radical chic, che fa il compagno in pubblico e l’aristocratico in privato, con la servitù a debita distanza che lo serve in vassoi d’argento. Trilussa attraversò il fascismo, i caffè dell’epoca e le osterie con lo stesso spirito di osservazione e distacco, senza mai esporsi pubblicamente. Trilussa fu poeta minimalista: sulla sua lapide riportarono la sua poesia dedicata alla felicità: “C’è un’ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato la felicità è una piccola cosa”. Michele Placido ha vestito i suoi panni in una fortunata serie prodotta dalla RAI.

Belli, Pascarella e Trilussa, la triade della poesia dialettale romana

Trilussa fu il terzo grande poeta dialettale romano comparso sulla scena dall’Ottocento in poi: se Gioacchino Belli con il suo realismo espressivo prese a piene mani la lingua degli strati più popolari per inserirla nei suoi brevi sonetti, Pascarella propose la lingua del popolano dell’Italia Unita, che aspira alla cultura e al ceto borghese, inserita in un contesto narrativo più ampio. Infine Trilussa ideò un linguaggio ancora più prossimo all’italiano, nel tentativo di portare il vernacolo del Belli verso l’alto. alla Roma popolana sostituì quella borghese, alla satira storica l’umorismo della cronaca quotidiana.

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