Gli strumenti musicali più amati dai romani | Roma.Com

Gli strumenti musicali più amati dai romani

I romani amavano la musica e cercavano ogni pretesto per riprodurla. Quali erano però gli strumenti musicali più amati dal popolo di Roma?

Una città con un passato da conquistatrice

Roma è una città gloriosa che porta alle sue spalle un grande passato da conquistatrice e che nei secoli ha inserito all’interno dei propri confini numerosi territori che si sono poi romanizzati. Al tempo stesso però i luoghi conquistati hanno avuto delle influenze sulla cultura romana ed in modo particolare sulla sua musica.

Il popolo romano amava molto la musica ed ogni occasione era buona per riprodurla. Sapeva poi suonare diversi strumenti che oggi possiamo dividere in tre categorie; i fiati, le percussioni e le corde.

Lo strumento più antico usato dai romani era la “tuba”, che era in ottone ed aveva sul fondo una campana aperta. Non suonava ma faceva rumore ed era perfetta durante le battaglie per poter richiamare le truppe e ordinare la ritirata o la carica verso il proprio nemico. Anche il “cornu” era molto gettonato in guerra. Era un tubo di metallo lungo tre metri che veniva attorcigliato su sé stesso ed era suonato dai portatori di insegne.

La “tibiae” invece era un oggetto usato durante le cerimonie funebri e serviva da accompagnamento ai canti. Era l’antenato del clarino di oggi e l’unione di due canne forate con un’ancia. Veniva realizzata poi con l’osso ed aveva quindi questo strano nome. La tibia era poi uno strumento che proveniva dall’Etruria e gli etruschi erano uno dei popoli che hanno influenzato maggiormente la musica romana insieme ai greci.

Un ultimo strumento a fiato particolarmente amato dall’imperatore Nerone era poi “l’hydraulis”, meglio noto come organo ad acqua.

La musica romana; una fusione di culture

I romani disponevano poi di una ricca varietà di strumenti a percussione, che avevano origini asiatiche e che venivano principalmente usati negli spettacoli teatrali, per creare una magica atmosfera.

Il “systrum” ad esempio era un bastone metallico che aveva al suo interno dei fori con i sonagli. Veniva soprattutto suonato durante le cerimonie della dea Iside insieme al “tympanum”, un tamburo ricavato con la pelle degli animali.

Per mantenere il ritmo durante uno spettacolo musicale venivano usati dei “cimbali” ovvero dei piccoli piattini e lo “scabellum” che erano invece delle tavole in legno suonate con i piedi.

Un ulteriore strumento a percussione era poi la “crotala” che aveva origini etrusche ed era l’antenato delle attuali nacchere.

Tutti questi strumenti erano parte delle culture dei popoli conquistati dai romani, che sono stati in grado di unirle rendendole al tempo stesso proprie. Non ci sono però degli spartiti provenienti direttamente dai romani e di conseguenza non sappiamo ancora quali melodie venivano riprodotte o come venivano imparate.

Gli antenati delle chitarre di oggi

Uno strumento molto amato dai romani era poi la lira, un antenato portatile dell’arpa che era molto simile alla cetra. Quest’ultima era una lira più grande, dotata di cinque corde che venivano pizzicate con un plettro in legno e regolate poi con dei cunei appuntiti.

L’evoluzione di questi oggetti era la “chitara”, molto simile alla nostrana chitarra. Questa veniva personalizzata in base ai gusti e alle esigenze del musicista ed aveva un lunga cintura che veniva agganciata alle spalle. Era perfetta per marciare durante un processione senza però smettere di suonare.

In epoca romana anche le donne possedevano poi il proprio chitarrino che era la “pandura”. Aveva 3 corde, un manico molto lungo ed una cassa di risonanza rettangolare. Era uno strumento che veniva suonato stando seduti ed era simbolo di eleganza e grazia che le donne romane appunto possedevano.

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