Una festa in onore di Felicitas, la dea che faceva sorridere i romani | Roma.Com

Una festa in onore di Felicitas, la dea che faceva sorridere i romani

La religione romana ci insegna che in passato venivano venerati molti dei, ognuno dei quali aveva una funzione specifica. Tra questi vi era Felicitas, una divinità che aveva il compito di strappare un sorriso ai romani. Scopriamo qualcosa di più a riguardo.

La dea della felicità in tutte le sue forme

Roma era stata una città nella quale venivano venerati tanti dei, ognuno dei quali aveva una specifica funzione. Ogni azione romana, ogni cosa che accadeva era spesso associata all’intervento di un dio e anche la felicità stessa era considerata un’opera divina.

Il buon auspicio, la vittoria e l’essere felici in sé erano i frutti della dea Felicitas. Questa era la dea dell’abbondanza che veniva raffigurata in molti modi. I simboli più comuni che la rappresentavano erano la cornucopia straripante ed il caduceo. I ritrovamenti dagli scavi però indicano che a volte la dea della felicità aveva come simbolo un fallo. La società romana era dopotutto senza pudore e parlava liberamente del sesso poiché all’epoca non era considerato un tabù.

Felicitas era poi una dea fondamentale per i romani che aveva un giorno dedicato a lei all’interno del calendario. Veniva festeggiata infatti il 9 ottobre di ogni anno e durante la giornata veniva ucciso in suo onore un bue. Il sacrificio era un rito che avrebbe garantito la felicità per tutto l’anno ma era anche un’occasione per ringraziare la dea per l’anno passato.

Dai templi alle monete, tutti gli omaggi alla dea Felicitas

La dea Felicitas era quindi particolarmente venerata ai tempi dell’antica Roma. Il suo culto nacque in Epoca Repubblicana con Lucius Licinius Lucullus che fece costruire un grande tempio onore della dea. Per realizzarlo aveva usato il bottino ottenuto dalle campagne di guerra in Spagna ma la costruzione era qualcosa di meraviglioso. Era grande ed ospitava al suo interno molte statue che lo rendevano una piccola galleria d’arte. Si trovava poi su Campo Marzio ma venne distrutto molto presto.

Anche il dittatore Silla era piuttosto devoto alla dea Felicitas. Era un uomo astuto ed inarrestabile e credeva che la sua forza fosse frutto di un’opera divina. Per questo motivo si faceva chiamare Felix ma a differenza di Lucullus non fece costruire alcun tempio in onore della dea. Offrì però molti sacrifici a Felicitas, che si svolgevano sul Campidoglio, probabilmente in un altarino o in un tempietto costruito appositamente.

Pompeo invece a differenza di Silla fece costruire un grande tempio alla dea. Questo però era dedicato vittoria, un’altra accezione cui veniva associata la dea. Felicitas infatti rappresentava la felicità in sé che poteva essere scaturita da molti elementi come ad esempio le vittorie nelle guerre.

Per esempio Cesare fece edificare un tempio per ringraziare per la vittoria in battaglia a Thapsus. Felicitas fu poi la parola d’ordine che venne utilizzata dalle truppe per dare la carica.

Ottaviano invece quando fu fatto Imperatore inserì all’interno delle monete romane il caduceo, in segno di buon auspicio e prosperità. Anche gli Imperatori che lo seguirono continuarono ad inserire Felicitas all’interno delle monete, finchè con Costantino le cose non cambiarono.

Con la diffusione del cristianesimo, Felicitas perse la sua funzione divina e divenne soltanto un concetto astratto. Al suo posto la felicità divenne qualcosa che veniva rilasciata non più da una dea ma da un dio, in questo caso quello cristiano.

Felicitas o Giunone?

Felicitas era una dea molto amata dai romani che spesso veniva associata ad un’altra divinità altrettanto importante; Giunone. Quest’ultima era la moglie di Giove, la figlia di Saturno ed Opi ed al tempo stesso era la madre di tutti gli esseri umani. Con il suo spirito materno proteggeva il matrimonio, il parto ed i pavoni, degli animali da lei amati. Al tempo stesso però regalava la felicità. In suo onore infatti veniva realizzata una grande festa che si celebrava il primo luglio di ogni anno. Questa era la festa dell’abbondanza ed era nata per ringraziare la dea per il raccolto del grano dell’anno precedente.

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