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La storia romana ci insegna che in passato venivano venerati molti dei. Tra questi vi era Fortuna, una divinità che aveva diversi compiti, tra cui quello di far rientrare le truppe dalle guerre. Scopriamo però qualcosa di più a riguardo.

Ai tempi antichi i romani veneravano molte divinità e tra queste compariva anche la dea Fortuna, in greco Tiche. I suoi nomi erano tanti ma il più comune era Fors Fortuna, ovvero la “Forte Fortuna”, alla quale erano stati dedicati tantissimi templi. Si pensa che Servio Tullio gliene dedicò addirittura 26.
Il culto della dea avveniva in tutta Roma, da Pietra Papa alla Magliana. Le funzioni che poi Fortuna aveva erano davvero tante. La dea era considerata ad esempio come Primogenia e veniva spesso raffigurata mentre allattava il dio Giove e la dea Giunone. Era considerata quindi come la dea madre per eccellenza che però venne spodestata da Giove, il boss degli dei. Il suo culto avveniva l’11 e il 12 aprile.
Il 27 settembre invece veniva celebrata Fortuna Redux, ovvero la “Fortuna Reduce” che aveva il compito di far rientrare i soldati alla propria patria, una volta terminata la guerra. Era normale dopotutto venerare una divinità del genere, essendo il popolo romano principalmente guerriero.

Fortuna Redux era particolarmente venerata ed amata dai legionari romani che al rientro dalle proprie battaglie dedicavano un altare alla dea che li aveva riportati a casa. Anche Cesare gliene dedicò uno al rientro dalle spedizioni e si trova tuttora tra l’Aventino ed il Palatino.
Ogni altare che veniva costruito appariva poi nelle monete romane, oppure a questo veniva dedicata un’iscrizione. La dea invece era rappresentata come una donna che tiene in mano una cornucopia, simbolo dell’abbondanza, oppure un timone, per simboleggiare il suo fare da guida.
Dopo la morte di Cesare la festa dedicata a Fortuna prese il nome di Augustaliae ma il suo svolgimento rimase lo stesso. Praticamente chi era reduce da una qualche guerra, in onore di Fortuna dedicava qualcosa, magari un sacrificio, oppure costruiva qualcosa in suo onore.
Era però la Fortuna Primogenia ad avere una festa più grande. La dea era madre di tutti e protettrice dei più deboli per cui ogni 24 giugno, in occasione del Solstizio d’estate, le veniva dedicata un’enorme festa, durante la quale si ballava e si beveva nei pressi del Tevere. Tutte le persone indossavano poi delle ghirlande e le coppiette si appartavano da qualche parte a fare l’amore.
Ai tempi più antichi venivano poi accesi dei falò ed anche le sacerdotesse in quella notte si accoppiavano.
Un rito simile veniva poi svolto nel resto d’Europa. I contadini all’inizio dell’estate facevano una grande festa, per celebrare i frutti del proprio lavoro e tutti facevano l’amore.

Nei secoli la festa dedicata a Fortuna è diventata secondo la religione cristiana, la festa di San Giovanni, che è considerato come protettore dei campi, ma aveva una funzione totalmente diversa. Con la Chiesa cristiana le donne persero la loro autonomia, di conseguenza il rito dedicato a Fortuna venne cancellato, poiché peccaminoso e lussurioso. Veniva praticato ancora nei luoghi più isolati come la campagna ma la Chiesa fece di tutto per poterlo eliminare, arrivando addirittura a considerare le donne che si accoppiavano come delle streghe, che dovevano essere arse.
La festa negli anni diventò quindi come la Notte delle Streghe, durante le quale venivano messi al rogo dei fantocci di paglia, rappresentanti le streghe o meglio le donne.
Nasce così la credenza secondo la quale ogni anno, durante la festa di San Giovanni Battista, le streghe si riuniscono presso la Chiesa di San Giovanni per andare a tormentare tutte le anime con il loro fare peccaminoso.

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