I poeti di Roma, dei ribelli in una dura società | Roma.Com

I poeti di Roma, dei ribelli in una dura società

Come Baudelarie anche loro sono stati inizialmente considerati come dei “poeti maledetti” per il loro spirito ribelle, ma con il passare del tempo tutti hanno finito per amarli. Ma quali sono stati i poeti ribelli di Roma?

Un poeta geniale ma maledetto

Sono passati ben 155 anni dalla sua morte ma nonostante tutto è ancora considerato uno dei letterati più intriganti di sempre.

Ai suoi tempi era però definito come un “poeta maledetto” perchè rifiutava la sobrietà della società borghese e viveva di vizi e di eccessi. Era quindi ritenuto un personaggio scandaloso, esattamente come lo era la sua opera “I fiori del male”.

Oggi è considerata un capolavoro messo in versi, ma al momento della pubblicazione non è stato semplice farla apprezzare dalla critica. Chi leggeva “I fiori del male” si trovava davanti a qualcosa che etichettava la società come corrotta e che considerava l’arte come la sola cosa bella del mondo. Un’opera cruda e fin tropppo schietta, che inorridiva il lettore, che era invece abituato a credere che la poesia fosse qualcosa di leggero e spensierato.

La scrittura provocatoria di Gioacchino Belli

Anche a Roma ci sono stati dei poeti che in passato sono stati ritenuti scandalosi ma che oggi sono inseriti tra i maestri della poesia romanesca. Tra loro c’è per esempio Giuseppe Gioacchino Belli che ai suoi tempi è stato fortemente colpito dalla critica a causa della sua raccolta di poesie “Sonetti romaneschi“.

Nell’opera il poeta parlava in modo satirico della società. La considerava ipocrita e corretta e avrebbe tanto voluto vederla cambiare. Aveva  quindi realizzato uno scritto dai temi piuttosto forti, che in parte è stato addirittura censurato. Sembra infatti che all’interno dell’opera siano stati eliminati alcuni sonetti, poichè erano ritenuti troppo provocatori e schietti.

La colorita e verace poesia di Trilussa

Sembra che a differenza di Gioacchino Belli, Trilussa sia stato invece accettato subito dalla critica. Con le sue poesie ricche di metafore e romanità il poeta è riuscito a conquistare tutta l’Italia e a diventare uno dei letterati più apprezzati di sempre. Eppure neanche lui ci andava piano con le parole.

Raccontava tramite i versi i fatti che colpivano la società, ma lo faceva in modo cinico e diretto. Denunciava la corruzione e l’ipocrisia dei politici e raccontava delle continue diatribe tra i clericali e gli anticlericali, tra i monarchici e i repubblicani. Era tuttavia impossibile non apprezzarlo.

La dura scrittura di Cesare Pascarella

Tra i maestri della poesia romanesca c’è poi Cesare Pascarella. Attraverso le sue opere era riuscito a descrivere la società dei suoi tempi, concentrandosi soprattutto sugli aspetti negativi che la caratterizzavano. Non amava però dire la sua opinione a riguardo.

A differenza di Trilussa e Giovanni Gioacchino Belli si limitava a raccontare i fatti, ma lo faceva in un modo talmente duro che sembrava un poeta ribelle anche per il modo di scrivere e non solo per lo stile di vita che faceva.

Pascarella era infatti un po’ come Baudelaire, alla continua ricerca del piacere e della bellezza, che solamente l’arte però riusciva ad avere.

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