Il “pijà d’aceto”, un modo di dire che i permalosi non tollerano | Roma.Com

Il “pijà d’aceto”, un modo di dire che i permalosi non tollerano

A Roma è molto conosciuto e usato, ma è sempre bene non dire a una persona permalosa che se “pija d’aceto”. Potrebbe prendersela ancora di più. Ma tu conosci questo buffo modo di dire?

Comune ma fastidioso per il diretto interessato

Il “pijà d’aceto” è un modo di dire tanto ironico quanto comune, che a Roma infatti si sente dire molto spesso. Nonostante ciò chi lo sente pronunciare non ha molto piacere ad ascoltarlo, soprattutto se questo è rivolto a lui.

Non è un complimento ma una frase che paragona le persone che hanno la tendenza a prendersela troppo, all’aceto. In poche parole confronta le persone che s’inacidiscono facilmente con questo liquido dal sapore acidulo.

Un invito a non prendersela troppo

Il “pijà d’aceto” o “pijare d’aceto” è quindi un modo di dire che per i permalosi, che hanno in generale la tendenza a prendersela per nulla, può essere molto fastidioso.

La frase però viene proprio pronunciata per far notare a chi se la prende facilmente, che potrebbe in realtà infastidirsi di meno per le cose. Solitamente infatti la frase si pronuncia insieme alla parola “non”, appunto come invito, seppur giocoso, a non indispettirsi subito per qualunque cosa, ma a saper lasciar correre.

Un’aspra alternativa all’aceto, ma dallo stesso significato

Solitamente quindi per invitare una persona a non infastidirsi subito per tutto, si utilizza la frase “non pijà d’aceto”. Ci sono però delle volte in cui la frase in questione viene sostituita con “non pijà cicoria“, ovvero con una simpatica alternativa che ha però lo stesso significato della prima frase.

Il “non pijà cicoria” compara infatti una persona al sapore aspro della cicoria e l’invita a non prendersela per qualunque cosa, appunto a non inasprirsi. Anche questa è molto comune a Roma, ma a differenza del “non pijà d’aceto” è meno popolare.

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