Il secondo linguaggio dei romani, i gesti | Roma.Com

Il secondo linguaggio dei romani, i gesti

Tutti sanno che gli antichi romani ai loro tempi erano degli abili oratori. Tenevano spesso dei lunghi discorsi all’interno dei fori e li accompagnavano a dei simpatici gesti con le mani. Erano come una seconda lingua che rendeva più efficace e coinvolgente ciò che diceva un romano. Ma cosa significavano questi gesti e quali erano i più comuni?

Tendere il braccio in segno di rispetto

Ai tempi antichi i gesti fatti con le mani erano degli ottimi strumenti da utilizzare per dare enfasi ai discorsi. Anche oggi vengono utilizzati per rafforzare una conversazione ma un tempo erano davvero fondamentali ed avevano un significato tutto loro. Persino i saluti avevano un loro valore.

Un saluto fatto per esempio con il braccio e la mano tesa, era simbolo di rispetto per i romani. Molte statue infatti sono state scolpite con il braccio teso e la mano aperta, basta per esempio pensare a quelle di Ottaviano o di Marco Aurelio a cavallo. Oppure basta osservare la colonna di Traiano che ritrae alcune persone che si salutano tra loro tenendo il braccio rigido.

Un altro modo di salutare a Roma consisteva nell’alzare per tre volte la mano. Oppure nello stringere le braccia. Questo tipo però era comune tra i legionari, mentre un generale invece si salutava con un pugno sul cuore.

Il gesto dello stringersi le mani arriva solamente più tardi ma si diffonde così tanto velocemente da diventare il saluto più comune tra tutti.

Il pugno chiuso, un gesto osceno

Non tutti i gesti dei romani sono però fatti in segno di rispetto. Ce ne sono alcuni che sono considerati osceni come ad esempio il pugno chiuso della mano. Quest’ultimo era simbolo di perversione di conseguenza era proibito. Anche il dito medio che ognuno conosce era un gesto poco carino. Veniva fatto per umiliare qualcuno, esattamente come oggi e pare che sia stato parecchio amato da Caligola. L’Imperatore si divertiva infatti a dar fastidio ai suoi sudditi mentre loro gli baciavano l’anello proprio con questo gesto.

Un’altra gestualità poco carina consisteva nel mettere il pollice tra il dito indice e medio per rappresentare l’organo femminile. Era un segno di buon auspicio perchè indicava la prosperità e fertilità, delle caratteristiche attribuite di solito alla dea Cerere. Non a caso infatti, anche i dolci dedicati alla dea avevano questa strana forma.

Un altro segno di buon auspicio e scaramanzia consisteva invece nel toccarsi gli attributi oppure nell’indicare con le mani il numero tre. Era il numero perfetto di conseguenza portava bene.

Il pollice della vita e della morte

Anche il pollice rivolto verso l’alto o il basso era un gesto tipico tra i romani. Il dito posto verso l’alto indicava la vita, viceversa quello messo in basso simboleggiava la morte. Era spesso il verso del pollice a decretare la morte dei gladiatori durante le loro lotte. Anche chi combatteva in guerra metteva il pollice della mano verso il basso per annunciare la morte del nemico. Si tendeva prima la mano verso il basso e successimente si posizionava anche il pollice.

La mano tesa veniva usata spesso anche durante le preghiere. I romani infatti non pregavano mai con le mani incrociate come siamo abituati a fare oggi ma aprivano le mani e le mettevano in direzione dell’ipotetica casa del dio. Tendevano quindi le mani verso una fonte d’acqua per pregare Nettuno, oppure verso un tempio o verso il cielo per invocare Giove.

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