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Il Vino nell’Antica Roma aveva un sapore del tutto diverso a quello di oggi, scopriamo il tipo di lavorazione della vite, il modo per conservarlo, la curiosità di diluirlo con acqua e i più popolari e gettonati dell’epoca
Nell’Antica Roma il vino era prodotto con tecniche di coltivazione apprese dai Greci e dagli Etruschi. L’uva all’epoca era spesso abbandonata e cresceva in uno stato selvatico, lontana dalle cure che riceve ai giorni d’oggi per preservarne il sapore originario e riuscire a produrre vini eccellenti che rendono il nostro Paese tra i migliori al mondo. Stando alle fonti storiche, le prime coltivazioni sono state in Campania, ai piedi di due monti Massiccio e Petrino con un clima caldo e umido che consentiva una raccolta abbondante di grappoli.
La difficoltà principale era la sua conservazione, con i vini meno maturi era fatto quello da dare agli schiavi facendo così una selezione che consentisse di non buttare quasi niente. Stando al tipo di coltivazione e di lavorazione della vite, il sapore del vino era diverso da quello di oggi. In occasioni di banchetti e cerimonie era miscelato con l’acqua fredda o calda perché era molto corposo, privo della liquidità dei vini di oggi. Necessitava di essere diluito a ogni costo.
Secondo alcuni esperti, per conservare a lungo il vino, l’acqua che veniva aggiunta, era di mare quindi salata dato che il sale consentiva di tenerlo nelle botti integro più a lungo. Tra i vini più popolari c’erano Le Apianae dal sapore aromatico e le cui vite erano raccolte a fine stagione, fatto che consentiva ai chicchi di avere una maturità maggiore, con l’inconveniente che gli insetti erano attirati dal suo odore dolciastro. In Veneto era prodotto il Rhaetica e la Buricica, da cui sarebbe nato l’odierno Bordeaux.
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