Italo Calvino, un fantasioso realista | Roma.Com

Italo Calvino, un fantasioso realista

Italo Calvino è stato uno degli scrittori più amati del ‘900. La sua fama lo hanno portato in giro per tutto il mondo ma la sua essenza resta a Roma, all’interno della Biblioteca Nazionale Centrale.

Una vita immersa nei viaggi

Italo calvino è considerato come uno degli scrittori più importanti del ‘900 che attraverso le sue opere teatrali ed in prosa è riuscito a segnare un’epoca.

Nasce a Cuba da genitori italiani e nei primi anni della sua vita si trasferisce a Sanremo. Partecipa nel 1944 alla guerra partigiana e l’esperienza lo segnerà così tanto che sarà l’ispirazione per i suoi primi romanzi.

La sua vita però si concentra a Roma e Torino. A Torino lo scrittore aveva compiuto i suoi studi e pubblicato i suoi primi romanzi sotto la casa editrice Einaudi. A Roma invece Calvino aveva dato vita a sua figlia Giovanna, ed aveva trascorso diversi anni nell’eterna città, che però considerava come una “pianta carnivora” che è tanto attraente quanto dispersiva.

Le sue opere faranno negli anni il giro del mondo, grazie anche all’aiuto di sua moglie, la traduttrice Esther Singer, che gli permetteranno di viaggiare molto. Uno dei viaggi più interessanti sarà a New York e per lo scrittore questa sarà descritta come una città perfetta, uniforme e dall’atmosfera rassicurante.

Negli anni ’60 verranno invece pubblicati i suoi romanzi più importanti che assicureranno a Calvino un grande successo e che lo porteranno poi a vivere a Parigi per diverso tempo. La città per lui sarà come una ricca ed ordinata enciclopedia, dalla quale è possibile imparare molto senza rischiare di perdersi nella confusione.

Il viaggio e la scrittura saranno quindi due elementi che accompagneranno Calvino per tutta la vita, fino alla morte, che avverrà poco prima di compiere il ritorno alla rassicurante New York, lasciando un grande vuoto nella cultura italiana e diverse opere senza una conclusione.

Un’epoca raccontata dall’occhio umano

Calvino è stato uno scrittore dallo stile particolare che può essere definito con 2 parole; realista e fantasioso. È stato un esponente del neorealismo, un movimento che si proponeva di usare l’arte per poter descrivere il mondo e la società che erano state distrutte dal fascismo e dalla guerra. Il suo modo di raccontare però era diverso rispetto a quello dei suoi contemporanei.

Gli altri scrittori parlavano in modo diretto della guerra ed esprimevano in prima persona i propri pensieri. Calvino invece faceva parlare i personaggi per sé, che erano coinvolti nella storia e che solo nel tempo diventavano coscienti degli orrori dei periodi in cui vivevano, iniziando così ad aprire gli occhi.

Per questo modo di fare Calvino poteva sembrare un autore fra le nuvole e disinteressato dai fatti mondiali. In realtà bastava solo leggere a fondo le sue opere per capire quanto invece stesse cercando di denunciare a modo suo il male di quegli anni che aveva distrutto gli uomini.

Una biblioteca diventa la custode dell’essenza

Anche per Calvino Roma è stata come una sorta di caotica madre adottiva, che ha accompagnato lo scrittore per diversi anni della sua vita. Dei luoghi a lui cari sono stati la casa a Campo Marzio e lo studio nel quale l’autore si ritirava a leggere e studiare; un punto che è rimasto intatto anche dopo la sua morte e curato da sua moglie Esther.

Con la morte di quest’ultima avvenuta nel 2018, lo studio ha trovato un nuovo custode, ovvero la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Al suo interno nello Spazio ‘900 è stata creata una sala interamente dedicata allo scrittore, nella quale è stato ricreato fedelmente il suo studio di lavoro con i mobili e soprammobili che un tempo si trovavano a Campo Marzio. In questo modo oggi chi accede alla biblioteca può entrare all’interno del mondo di Calvino per sentire ancora l’essenza di un grande uomo.

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