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L’uomo più ricco del mondo? Era dell'antica Roma

foto di: Immagini prese dal web

No, non stiamo parlando di Jeff Bezos : almeno per quel che riguarda il mondo occidentale, dobbiamo fare un viaggio con la macchina del tempo molto indietro nei secoli per trovare l’uomo più ricco della storia. Scopriamo insieme chi era!

Sul podio: sfida tra imperatori

Prima di parlare del nostro miliardario misterioso, un cenno a chi ha guadagnato il primo posto sul podio della classifica delle persone più facoltose di tutti i tempi. La medaglia d’oro spetta di diritto a Mansa Musa (1280-1337), nono imperatore del Mali e re di Timbuctu. Egli viene descritto dalle cronache a lui coeve come un vero Re Mida: ritratto sempre con corona, scettro e trono – tutto in oro massiccio –, poteva permettersi di mantenere un esercito composto da più di 200mila unità e si dice che avesse distribuito talmente tanto oro durante un passaggio in Egitto, mentre era diretto verso La Mecca, da causare nel paese una crisi inflazionistica che si protrasse per più di un decennio! Nonostante la ricchezza favolosa dell’imperatore africano, a fargli concorrenza, posizionandosi immediatamente al secondo posto della classifica, c’è un imperatore romanissimo, nonché uno dei personaggi più influenti e illustri dell’età classica: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto!

Imperator Caesar Divi filius Augustus

Nato il 23 settembre del 63 a.C. a Roma, Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare, grazie a una sfolgorante carriera militare e un’astuta scalata al potere, divenne il primo imperatore romano, promotore della Pax Augustea e dell’immagine di Roma come trionfatrice universale. Le sorti dell’impero furono nelle sue mani dal 27 a.C. fino al 14 d.C., anno della sua morte, avvenuta il 19 agosto a Nola. La ricchezza che Augusto riuscì a concentrare nelle casse della capitale dell’Impero era direttamente proporzionale a quella che riuscì ad accumulare personalmente: governava su un territorio che produceva circa tra il 25 e il 30 per cento dell’intera produzione economica globale. Ancora oggi, la ricchezza patrimoniale di Augusto è insuperata: secondo lo storico americano Ian Morris, professore all’Università di Stanford, in California, a un certo punto l’imperatore arrivò a possedere un capitale personale pari a un quinto dell’economia imperiale, stimabile in una cifra che si aggira attorno a 4,6 migliaia di miliardi di dollari. Dall’entità dei beni posseduti, si capisce come Augusto potesse essere considerato e omaggiato dai suoi sudditi come una vera e propria divinità scesa in Terra. A pensarci bene, quale miliardario occidentale del Terzo Millennio potrebbe mai competere con il princeps che fu proprietario private dell’intero Regno d’Egitto?

L’eredità augustea

La battagli di Azio, nel 31 a.C., fu decisiva, in questo senso: con la morte di Marco Antonio, infatti, Augusto confiscò tutti i suoi beni ed ereditò così un’enorme ricchezza, comprensiva della rete di clientes del defunto console. Non solo Augusto entrò in possesso di tutte i beni di Antonio: a seguito del suicidio di Cleopatra, insieme a tutti i beni dei sovrani della dinastia tolemaica Augusto divenne proprietario di tutto il Regno d’Egitto, che tenne per sé, delegando a un prefetto la sua amministrazione governativa. Il princeps iniziò così a far confluire a Roma le tasse riscosse in Egitto, che divenne una provincia imperiale tra le più ricche di materie prime (tanto da guadagnarsi il nome di “granaio dell’Impero”), e costituì una fonte di prosperità economica considerevole sulla quale cementare il patrimonio della dinastia giulio-claudia.  Quando anche Ottaviano Augusto morì, il suo immenso lascito entrò nel demanio imperiale e, dunque, nelle casse dei suoi discendenti, che furono in grado di scialacquarne gran parte: basti pensare alla vita sopra le righe degli imperatori Caligola e Nerone. In particolare i fasti e le manie di grandezza di quest’ultimo gettarono quasi sul lastrico la famiglia imperiale, costringendo i successori al trono imperiale a muovere sempre nuove guerre di conquista pur di rimpinguare le tasche.