Alberto Moravia, lo scrittore che ha rivoluzionato il modo di descrivere la società borghese | Roma.Com

Alberto Moravia, lo scrittore che ha rivoluzionato il modo di descrivere la società borghese

Il 28 novembre del 1907 nasceva Alberto Moravia, uno scrittore dalla carriera straordinaria che ha dato vita al romanzo borghese e che con eleganza e semplicità è stato in grado di mostrare la società del dopoguerra.

Una ricchissima carriera

Il 28 novembre del 1907 nasceva Alberto Moravia, uno scrittore che ha dato vita al romanzo borghese e che con molta eleganza e semplicità è riuscito a mostrare i lati oscuri della società in cui ha vissuto. La sua vita si è concentrata a Roma, la città che lo ha visto nascere, vivere ed infine morire.

L’infanzia di Moravia non è stata così felice. Lo scrittore da adolescente si era ammalato di tubercolosi, di conseguenza aveva vissuto diversi momenti di ripresa e cedimento. La scrittura lo aveva aiutato molto ad attraversare questo periodo oscuro e gli aveva permesso di realizzare una delle sue opere più importanti, “Gli indifferenti“. Moravia è stato poi un grande giornalista ed uno sceneggiatore cinematografico. Non aveva però mai potuto firmare i film con il proprio nome perchè la sua famiglia era di origini ebree, e gli ebrei negli anni ’30 non vivevano dei bei momenti. Negli anni ’40 è addirittura dovuto fuggire dalla sua città e rifugiarsi a Fondi perchè il suo nome era inserito in una lista. In questa erano presenti delle persone che dovevano essere arrestate dai nazisti perchè erano ebree e pericolose per la società.

Negli anni ’50 aveva invece dato vita ad una sua rivista, la “Nuovi Argomenti” di cui aveva curato la redazione insieme allo scrittore Pasolini. Al tempo stesso aveva lavorato con i giornali “L’espresso” ed “Il Corriere della Sera“. Negli anni ’70 era diventato invece un membro della commissione del Festival del Cinema di Venezia ed un deputato del Parlamento Europeo. La sua carriera era quindi davvero ricca e dedicata principalmente alla scrittura, una passione che Moravia aveva coltivato intensamente e che lo aveva reso uno degli autori più amati del suo periodo.

Roma è la casa in cui fare sempre ritorno

Alberto Moravia è stato uno scrittore che ha vissuto tutta la sua vita a Roma, la città che ha fatto anche da scenografia ai suoi romanzi. Moravia vedeva Roma come una città nella quale tornare sempre dopo un lungo viaggio. Un piccolo appartemento nel cuore di Roma era come una tana in cui rifugiarsi. È bello viaggiare alla scoperta del mondo ma la propria tana resta sempre il luogo ideale in cui tornare.

Diversa era invece la visione che Moravia aveva della società. La gente del periodo in cui ha vissuto lo scrittore era senza ideali, ma solamente ossessionata dal denaro e dal sesso. Era senza speranza ma soprattutto senza alcuna voglia di ribaltare la propria situazione. Gli intellettuali in modo particolare non sentivano di appartenere a quel tipo di società e vivevano in una crisi perenne, ma comunque sia non cambiavano la propria condizione. Per questo motivo Moravia li raccontava in modo moralista e soprattutto sarcastico. Aveva descritto la società del dopoguerra, quella lacerata dal fascismo e dalla guerra mondiale.

La Casa Museo, un rifugio per gli studiosi

Alberto Moravia ha vissuto una parte della sua vita nel Lungotevere, all’interno di una casa che oggi è diventato un piccolo museo. Oggi l’edificio è diventato un centro di ricerca e di documentazione sulla vita dello scrittore. È  quindi una piccola Casa-Museo, un luogo di rifugio per gli scrittori.

Oggi la casa mantiene ancora lo stile semplice che gli aveva dato Moravia. È suddivisa in una serie di ambienti che sono separati da due corridoi. Visitandola si può per un attimo immaginare lo scrittore seduto su una sedia a scrivere alla macchina, ancora collocata sulla scrivania. Le pareti dei corridoi e delle stanze sono poi ricche di quadretti che ritraggono Moravia, e di una serie di maschere che sono dei souvenir che l’artista aveva preso durante i suoi tanti viaggi nel mondo. Tutto è ancora intatto e sembra quasi che lo scrittore non sia deceduto ma si sia solo assentato per un poco da quelle stanze nelle quali si percepisce ancora la sua essenza.

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