“Co ‘na scarpa e ‘na ciavatta”, una nota espressione che nessuno vorrebbe mai pronunciare | Roma.Com

“Co ‘na scarpa e ‘na ciavatta”, una nota espressione che nessuno vorrebbe mai pronunciare

È un modo di dire che nessuno vorrebbe mai sentire o pronunciare, sebbene a Roma sia piuttosto conosciuto, perché mette in evidenza un brutto momento che qualcuno sta vivendo e che lo fa stare male. Ma tu sai cosa vuol dire?

Talmente conosciuto da essere inserito nelle canzoni e negli spettacoli

Co ‘na scarpa e ‘na ciavatta” è un modo di dire che a Roma si sente spesso, essendo questo molto conosciuto all’interno dell’eterna città. È infatti talmente celebre che gli è stata perfino dedicata una canzone, ovvero “‘Na scarpa e ‘na ciavatta”, che è tratta dalla commedia musicale “Er Conte Tacchia“.

Anche il compianto Gigi Proietti lo pronunciava spesso. Inseriva il modo di dire nei suoi spettacoli dedicati alla lingua romanesca, scatenando delle grandi risate da parte del pubblico.

Per quanto colorito, un modo di dire poco allegro

Per quanto possa essere gettonato e colorito, “co na’ scarpa e na’ ciavatta” non è in realtà un modo di dire divertente. Viene infatti usato per sottolineare una precaria condizione economica o un certo malessere che sta vivendo la persona che pronuncia la frase.

Per questo motivo nessuno vorrebbe mai dire oppure sentir pronunciare la frase, appunto perchè non è affatto divertente sapere che qualcuno vive in una condizione simile o viverci proprio.

Una condizione disastrosa che impedisce di vivere in maniera dignitosa

La traduzione letterale di “co na’ scarpa e na’ ciavatta” dal romanesco all’italiano corretto, corrisponde a “con una scarpa e una ciabatta“. Non c’è quindi una grande distinzione tra italiano corretto e romanesco.

In entrambi i casi viene infatti sottolineata una condizione economica disastrosa, che impedisce alle persone di vivere in modo dignitoso e che le porta quindi ad arrangiarsi come meglio riescono, a volte anche rinunciando al piacere di vestirsi come vogliono e quindi ad adattarsi anche andando in giro “con una scarpa e una ciabatta”.

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