Natale a Roma è tutta ‘na poesia, Belli, Trilussa e Zanazzo e cosi sia!
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Lo sentite questo profumo dolce nell’aria? Il natale è alla porte e chissà cosa ci riserverà quest’anno. Nel frattempo, però, vi siete mai chiesti come nasce l’usanza di Babbo Natale?
Ogni bambino ci crede, provate a raccontargli il contrario, e ogni adulto sa bene quanto sia stato traumatico scoprire la verità: intorno all’esistenza di Babbo Natale ogni uomo costruisce la sua infanzia. Vi ricordate la felicità di trovare sotto l’albero il gioco che avevate sempre sognato e che, guarda caso, avevate inserito in quella bella letterina munita di disegno, indirizzata a chissà quale villaggio innevato? Insomma, credere a quel bel personaggio paffutello vestito di rosso, per quanto oggi possa apparirci surreale, è stato parte fondante della nostra gioia legata al Natale. Ma come nasce quest’usanza? La leggenda di questo fantasmagorico corriere sui generis e su slitta sarebbe legata alla storia di un noto personaggio storico: San Nicola, vescovo di Myra (oggi Demre, città dell’attuale Turchia), nato intorno al 270 d.C. Lo stesso nome, riconducibile all’appellativo inglese Santa Claus, deriverebbe infatti da Sinterklaas, termine olandese per indicare il santo. Eppure, nell’immaginario comune, non ha più l’aspetto di un vescovo e non proviene affatto dalla Turchia.
Già nel XVII secolo, in Inghilterra, Dickens inserì lo Spirito del Natale, vestito di un mantello verde e ornato di pelliccia, nel suo Canto di Natale e, più tardi, intorno alla prima metà de l’800 cominciò a farsi largo, nei versi poetici di Clement C. Moore, una descrizione, del personaggio, molto simile a quella attuale. Fu grazie a lui che San Nicola, anche nelle prime illustrazioni, si trasformò lentamente nella versione di Babbo Natale che noi ancor oggi conosciamo: un grosso omone gentile dagli occhialetti tondi e le guance accaldate, seguito da una schiera di renne, proveniente da un piccolo paesino della Lapponia.
In qualsiasi modo la si voglia guardare, però, sebbene Babbo Natale fu frutto della fantasia, San Nicola fu una persona reale, in carne ed ossa, vissuta nel IV secolo d.C, davvero buona. Secondo la tradizione, regalò una dote a tre fanciulle povere, perché potessero sposarsi invece di prostituirsi, salvò tre fanciulli e riportò in vita cinque ragazzi, precedentemente rapiti ed uccisi da un oste. Perciò, nel Medioevo si diffuse l’idea di commemorare questi episodi con lo scambio di doni; e, sempre per questo, San Nicola, quindi Babbo Natale, venne sempre più associato ai bambini.

(Fonte: Sotterranei di Roma)
Ovviamente, non tutti ricevevano doni, tanto nella leggenda legata a San Nicola, quanto nei racconti su Babbo Natale, la regola è sempre stata la stessa: solo i bambini che durante l’anno si sono comportati bene possono ambire a dolciumi e regali; per gli altri, la misera consolazione resta il carbone. Ad accompagnare San Nicola, esisteva a tal proposito un aiutante controverso, addetto a questa divertente e tradizionale punizione. In assenza di un gioco nel sacco, per quel bambino monello, l’unica alternativa era riempire la calza con ciò che, il piccolo aiutante trovava intorno e, calandosi dal camino, la scelta non poteva che essere quella. Dite la verità, quanti di voi hanno spudoratamente mentito nella letterina, per apparire molto più buoni di quanto lo si era stati veramente? Di questi tempi qualcuno era già all’opera: carta, penna e resoconto di ogni marachella, con annesse giustificazioni e promesse. Esistono addirittura Stati in cui è possibile spedire la letterina ad un indirizzo reale. A Roma, ogni anno, migliaia di foglietti s’affollano sugli alberi in giro per la città e, a Piazza Venezia, è stata istituita una vera e propria cassetta della posta dedicata a Babbo Natale.
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