Il rituale del fulgur conditum | Roma.Com

Il rituale del fulgur conditum

Il fulgur conditum era un rito espiatorio dei tempi di Roma antica che consisteva nel seppellire un fulmine in una tomba chiamata bidental.

Un rituale espiatorio

Ai tempi antichi i romani avevano un particolare rito, detto “fulgur conditum” che consisteva nel seppellire un fulmine e tutto ciò che era stato colpito da questo.

Quando un fulmine colpiva un certo luogo, questo veniva recintato e veniva scavata poi una fossa, nella quale si inserivano tutte le cose che erano state distrutte da questo. Il luogo colpito diventava quindi una specie di tomba che veniva chiamata bidental e nella quale veniva anche inciso un epitaffio.

Probabilmente il nome della tomba era determinata dalla forma biforcuta della saetta, oppure dal fatto che durante il rito veniva sacrificata una pecora che aveva due denti e che veniva poi inserita nel sacrario per espiare del tutto la caduta del baleno.

I libri figurales e i ruoli degli aurispici

I romani credevano che i fulmini potessero essere opera degli dei, i quali furiosi con la gente, sfogavano la propria ira lanciando delle saette. Un fulmine non era quindi un segnale positivo che proveniva dal cielo, bensì un messaggio di rabbia, che poteva essere espiato attraverso dei rituali.

Non era poi così difficile far arrabbiare un Dio. Gli dei romani erano spesso rappresentanti come capricciosi e pretenziosi di essere costantemente venerati, di conseguenza il rapporto che avevano con gli uomini era difficile.

Non era poi neanche facile interpretare i messaggi che mandavano dal cielo. I romani infatti possedevano i libri fulgurales, dei manoscritti realizzati ai tempi degli etruschi, che permettevano di prevedere il futuro cogliendo i messaggi che derivavano da un fulmine.

Il cielo infatti veniva diviso in 16 zone ed 11 di queste appartenevano ad una divinità diversa. Di conseguenza in base alla provenienza del fulmine era possibile capire quale divinità lo avesse scagliato e successivamente per quale motivo.

L’interpretazione delle saette era affidata a dei sacerdoti, chiamati aurispici, che avevano il compito di analizzare in modo accurato un fulmine, anche attraverso la divinazione di organi e di definire il messaggio di rabbia che si nascondeva dietro.

I fulmini erano messaggi premonitori

I fulmini non sono soltanto dei messaggi di rabbia ma anche dei messaggi che permettevano di prevedere il futuro, in modo particolare le catastrofi.

Si pensava infatti che la congiura di Catilina fosse stata prevista 2 anni prima da una serie di fulmini che avevano colpito diversi edifici e oggetti romani, tra cui la statua della lupa di Romolo e Remo e le tavole di bronzo delle leggi, che si erano danneggiate.

Le saette erano quindi dei segnali temuti dai romani, che spaventavano anche Cesare Augusto, che terrorizzato dall’uccisione in Spagna di un suo schiavo aveva fatto costruire un tempio in onore di Giove che aveva chiamato Tonante. La sfortuna volle però che quel tempio, costruito con tanta scaramanzia, venisse distrutto poi da un incendio.

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