Il terremoto di Pompei, l'inizio della fine di una grande città | Roma.Com

Il terremoto di Pompei, l’inizio della fine di una grande città

Era il 62 D.C. l’anno in cui la terra aveva iniziato a tremare, segnando così l’inizio della fine di Pompei, una città radiosa che in quegli anni era parte dell’Impero romano.

Una catastrofe naturale

Accadeva molti secoli fa il forte terremoto che aveva colpito le città di Pompei ed Ercolano e che si era avvertito perfino nella città di Roma. Erano i primi giorni di febbraio del 62 D.C quando la terra aveva iniziato a tremare, ed aveva provocato così molti danni alle città campane, in modo particolare a Pompei.

Le statue si erano aperte in due e gli edifici si erano spaccati. Perfino i mosaici ed i muri avevano iniziato a tremare ed ogni cosa era stata toccata dal terremoto. Molte cose quindi erano state distrutte ma poi con il tempo erano state ricostruite nonostante tutto. L’area del Foro per esempio era come nuova, così come lo era anche il Tempio di Iside. Ci sono alcuni lavori che però non sono mai stati ultimati come ad esempio il Tempio di Venere e il Capitolium.

Anche Napoli e Nocera erano state colpite dal terremoto, ma nessuna delle due città aveva subito dei danni così gravi come a Pompei. Erano state distrutte alcune ville ma le costruzioni pubbliche non erano state toccate.

La seconda casa dei romani

Nell’anno in cui il terremoto aveva colpito la Campania, le città di Pompei ed Ercolano erano parte dell’Impero romano, che in quel periodo era guidato da Nerone. In realtà però Pompei era sorta diversi secoli prima. Era nata con gli Osci nell’VIII secolo A.C. che avevano costruito alcuni villaggi vicino al Vesuvio. Purtroppo però come la storia insegna non era stata un’idea geniale quella di costruire una città proprio nei pressi di un vulcano.

Pompei comunque prima di essere parte di Roma era un importante centro commerciale che era appartenuta prima agli etruschi, poi ai greci ed infine ai sanniti. Solamente nel III secolo A.C. era diventata di Roma insieme a tutta la Campania. In questo modo il Mediterraneo era passato del tutto sotto il controllo dell’Impero.

Sotto il controllo di Roma Pompei ha avuto poi modo di crescere al suo interno e di arricchirsi di templi e costruzioni varie, come il tempio di Iside, il tempio di Giove ed il Foro. Si era quindi “romanizzata” così come molte altre province di Roma ed era diventata la seconda casa del romani. In modo particolare in età imperiale molte famiglie romane avevano scelto di trasferirsi a Pompei e di costruirvi degli edifici.

Erano quindi molto affezionati a questa città ma soprattutto lo era il suo governatore Lucio Cornelio Silla, che si divertiva a chiamarla Cornelia e Venere, come la sua dea preferita.

La fine di una radiosa città

Nel 62 D.C. a dominare sull’Impero romano e di conseguenza anche su Pompei vi era Nerone. In quello sfortunato anno la città era quindi stata colpita da un violento terremoto che l’aveva rovinata. Era stato l’inizio della fine di Pompei.

Dopo il terremoto si era cercato in ogni modo di ricostruire la città, di riportarla come lo era una volta. Con alcune costruzioni era stato fatto un lavoro magnifico, mentre altri edifici per molto tempo erano rimasti un cantiere. Questo finchè Pompei non fu rasa al suolo dall’eruzione del Vesuvio.

Sembra una vicenda surreale quella avvenuta nel 79 D.C. Pompei era rimasta avvolta dalla lava che aveva trasformato gli abitanti in delle statue di cemento. Oggi a vederle sembrano delle semplici sculture che però racchiudono le anime di quelle povere persone vittime di una tragica catastrofe.

 

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