Renato Guttuso, lo smascheratore della finzione | Roma.Com

Renato Guttuso, lo smascheratore della finzione

Voleva rappresentare la realtà come la vedeva senza mezze misure, per questo motivo era stato tanto criticato ma anche apprezzato. Tra i maestri del neorealismo vi era quindi Renato Guttuso, un pittore senza freni e senza peli sulla lingua.

Un artista sfrenato

Tra i più grandi esponenti del neorealismo non può mancare Renato Guttuso, un pittore sfrenato che con le sue opere ha segnato gli anni del 1950.

La sua passione per gli acquerelli ha inizio nel laboratorio del padre in Sicilia. Anche il padre di Guttuso amava dipingere e lo faceva in uno studio a livello amatoriale a Bagheria. Per tutta l’adolescenza il giovane pittore poi aveva frequentato le botteghe degli artisti a lui vicine e aveva tratto ispirazione dalle loro opere. Inizialmente infatti Guttuso si divertiva a ricopiare le opere di altri ma successivamente aveva iniziato a crearne anche delle sue e ad allestire le prime mostre.

La sua passione lo porta poi in giro per tutta l’Italia. Arriva prima a Milano, una città tanto grigia quanto artistica e poi a Roma. Proprio nella Capitale Guttuso inizia ad avere il soprannome di “sfrenato Guttuso”. I suoi colleghi e gli artisti romani riconoscevano la sua precisione nel dipingere ma soprattutto la sua capacità di rappresentare la realtà come la vedeva e di denunciarne le ingiustizie. Era infatti un artista senza peli sulla lingua e di conseguenza non stava simpatico a tutti. Non era infatti ben visto dal fascismo e nemmeno dalla chiesa, a causa di alcune sue opere come “La crocifissione” che erano considerate oscene.

Guttuso però era così, non amava le ingiustizie ma l’uguaglianza ed anche per questo motivo negli anni ’70 era anche diventato un senatore del partito comunista italiano ed aveva poi rappresentato con le sue opere il manifesto della pittura anti fascista del secondo dopoguerra.

Il soggetto preferito, la realtà

Sono tante le opere che Guttuso ha realizzato durante la sua carriera, eppure i soggetti da lui preferiti erano tre; la Sicilia, le donne e la realtà. Guttuso era molto legato alla Sicilia, ai suoi scorci ed ai suoi frutti esotici, per questo motivo gli piaceva raffigurarli. Per un certo periodo ha poi amato rappresentare le donne, in modo particolare Marta Marzocco, la sua musa nonchè la sua amante. La cosa divertente però è che la donna non ha mai posato direttamente per lui ma era comunque un’importante fonte d’ispirazione.

La principale protagonista dei quadri di Guttuso era però la realtà, che spesso raffigurava le ingiustizie del mondo. Il suo obiettivo era quello di smascherare ciò che era finto e di imitare con i quadri ciò che accadeva in Italia, affinchè tutti ed in modo particolare le persone meno istruite potessero capire cosa stava accadendo in quegli anni. I quadri di Guttuso infatti rappresentavano soprattutto delle scene crude, come quelle della guerra, che era molto diversa da quella che veniva invece pubblicizzata.

Basta pensare ad esempio a “La crocifissione” che aveva fatto scalpore ovunque, perchè rappresentava la morte di un innocente come Cristo all’interno di uno scenario mostruoso come quello della guerra.

Roma, una città amica

Anche Roma in alcune occasioni è stata la protagonista dei quadri di Guttuso. Per diversi anni il pittore ha avuto la possibilità di vivere nella Capitale, per questo motivo ha voluto inserirla nelle sue opere. Viene rappresentata come una città gentile, dall’aria amichevole e non tanto come una metropoli grigia e dipersiva come lo era agli inizi del ‘900. È quindi un luogo pittoresco quello che viene ritratto in “I tetti di Roma“, un quadro che offre un vista di Roma dall’alto.

Anche Ostia e il suo lido compare in un quadro di Guttuso ma non ha la stessa aria amichevole di Roma. L’opera “La spiaggia” rappresenta un gruppo di bagnanti che prendono il sole ad Ostia ma hanno l’aria stanca e sembrano incollati alla sabbia dorata bruciati da sole cocente. Un’aria del tutto poco rassicurante rispetto a quella che regala l’altro quadro.

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