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Carlo Magno raggiunge Roma nel novembre del 799. Quali motivi lo spingono ad entrare nella capitale? E cosa accade?
Siamo nel 799 e a Roma scoppia improvvisamente un’insurrezione, contro papa Leone III. A capeggiare i fedeli, ci sono i nipoti e i sostenitori del papa precedentemente defunto, Adriano I. La questione è annosa, perché tra le fila del popolo comincia a vociferarsi la dissolutezza di Leone III, dunque se ne comincia a contestare l’elezione, accusandolo di essere inadatto al ruolo di pontefice. In uno degli attentati, il papa viene persino catturato e rinchiuso in un monastero, da cui riesce a scappare per rifugiarsi prima in San Pietro, poi in segreto presso il duca di Spoleto, per farsi condurre infine dal re a Pederborn, nella residenza estiva di Vestfalia. Carlo Magno, che accoglie il papa con solennità, si trova combattuto: da un lato vuole mantenere il legame con la Chiesa; dall’altro la questione romana vede in gioco persone molto vicine al compianto papa Adriano, dunque vicine ad una figura con cui egli stesso aveva intrattenuto almeno un ventennio di rapporti (ne sono una dimostrazione le numerose epistole).

C’è da dire che la notizia non sconvolge troppo il re, che già da principio è al corrente di ciò che circola su Leone III. Carlo Magno sa che il papa non gode di appoggi fra le grandi famiglie romane, in parte per la sua modesta origine, in parte per le voci che corrono sulla sua dubbia moralità e rettitudine. La decisione è però quella di lasciare in sospeso la questione, inviando piuttosto una commissione d’inchiesta a Roma.
Nel frattempo, è il 29 novembre, Leone III torna in Vaticano. La città è ancora inquieta per l’accaduto, così Carlo nel suo ruolo di Patricius Romanorum (nonché difensore della cristianità), comunica alla riunione che teneva annualmente a Magonza, la sua intenzione di scendere in Italia: il figlio andrà a risolvere la ribellione scoppiata contemporaneamente nel ducato di Benevento; mentre lui si recherà a Roma.
È il 24 novembre dell’800 e Carlo Magno si appresta ad entrare nella capitale, seguito da un corteo, uno sfarzoso cerimoniale e grandi onori da parte di autorità e popolo.

Lo scopo è risolvere il conflitto fra papa Leone e gli eredi di papa Adriano, ma le accuse si rivelano difficili da dipanare, rispetto al previsto. Per questo motivo, si arriva al giuramento di Leone. Il papa giura sul Vangelo la sua onestà pregato, come dicono gli Annali dello studioso Lorsch, dal re in persona. È chiaro, a questo punto, che nessuno può più contraddire la legittimità del papa, ma ancor di più nessuno può mettere in dubbio la decisione, e la fiducia, del re.
Il 23 dicembre, all’interno della Basilica di San Pietro, Leone III viene quindi confermato il legittimo pontefice di Roma, di fronte ad un’assemblea di nobili e alti prelati. Mentre, i suoi accusatori, Pascale e Campolo (questi i nomi dei nipoti di Adriano I), vengono arrestati preventivamente da Carlo, per mancanza di prove. Non possono dimostrare le accuse mosse al papa, non hanno sufficienti ragioni e vengono condannati a morte. Una pena che più avanti si tramuterà, in realtà, in un esilio.

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