Giordano Bruno arso al rogo per il suo amore per l’infinito, la poesia di Trilussa | Roma.Com

Giordano Bruno arso al rogo per il suo amore per l’infinito, la poesia di Trilussa

Il 17 febbraio del 1600 a Campo de’ Fiori, veniva arso al rogo il grande filosofo e rinnovatore del pensiero della chiesa Giordano Bruno. Da sempre è stato tacciato dalla chiesa come un eretico, ma il suo ideale e comportamento di libertà e autonomia sono stati sempre un esempio!

La vita di Giordano Bruno e il suo pensiero

Giordano Bruno, campano di nascita fu uno dei primi e grandi intellettuali moderni e soprattutto internazionali. La sua carriera di academico infatti non si svolse interamente in Italia, anzi, con i suoi libri e le sue idee ebbe molto successo e girò l’Europa tra Svizzera e Germania arrivando a tenere lezioni universitarie perfino a Oxford in Inghilterra. Il teologo domenicano quindi non era il frate stereotipato, giramondo e senza testa, ma un fine studioso, che con il suo pensiero diede una grande scossa alle fondamenta del mondo cattolico. Il suo argomento principale era l’infinito e proprio da lì partiva per confutare la descrizione dell’universo data dalla chiesa, che già Galileo Galilei e Niccolò Copernico avevano sconfessato. Niente calotte di vetro a tenere su gli astri e né sole né terra al centro dell’universo, ma tutto, secondo il filosofo originario di Nola, era sparso a caso nell’infinito spazio dell’universo. Proprio per questo motivo Dio non poteva trovarsi al di fuori del mondo, ma al suo interno, in ogni elemento della natura, in ogni frammento di materia.

La sua condanna per il suo libero pensiero

La grande romana ecclesia, per qualche tempo lasciò fare il filosofo, senza condannarlo immediatamente, ma quando ormai i suoi libri diventavano famosi e a causa di diverse denunce, fu costretta ad agire. Il filosofo campano fu processato a Venezia per poi essere portato nella Capitale, in cui fu rinchiuso all’interno della prigione di sicurezza di Castel Sant’Angelo. L’8 febbraio fu proclamata la condanna dal Cardinale Bellarmino, lo stesso che aveva condotto il processo per Galileo Galilei e qui vi riportiamo uno stralcio del dialogo tra il filosofo e il suo aiutante Sagredo:

La morte ignea del corpo fisico è una purificazione profonda, è il battesimo del fuoco. In tanti abbiamo scelto questa morte, non solo come esempio ad un’umanità ottusa, meschina e crudele, ma anche per adempiere il compito che la Vita ci ha assegnato e che abbiamo accettato di buon grado… per Amore… In fondo, anche se in modo inconsapevole, la Chiesa sta compiendo la nostra volontà.»

«Ma allora… il cardinale Bellarmino esegue la nostra volontà?»

«Bellarmino ora esegue la volontà della Chiesa, volta a conservare il potere; esegue però anche la Volontà vera, quella di una morte illustre che lasci traccia nella storia.

Anche gli uomini di Chiesa sono parte dell’Uno: la mia morte servirà per mostrare il vero potere, quello occulto, che si muove dietro tutte le Chiese e tutti i poteri del mondo. In questo mondo illusorio, ove menzogna, bontà ipocrita e paura dominano, una morte illustre è più efficace di un’intera vita. Le umane genti la ricordano. L’uomo che infligge morte è colui che più la teme; è un paradosso, ma chi procura la morte, cerca disperatamente di comprenderla, di penetrare la mente di Dio.»

Nove giorni dopo, esattamente il 17 febbraio, Giordano Bruno veniva condotto in quella che diventò poi per sempre la sua piazza, Campo de’ Fiori e nudo, persino con la “mordacchia” ovvero uno strumento che veniva messo in bocca per non far parlare il condannato mentre ardeva al rogo, veniva bruciato per eresia. Le sue ceneri, una volta spentasi la pira vennero buttate nel biondo Tevere che accolse volentieri le spoglie ormai fattesi polvere, di questo grande filosofo. Il monumento che vediamo oggi a Campo de’ Fiori non venne realizzato subito, ma in seguito e precisamente nel 1889 da Ettore Ferrari, con grande indignazione della chiesa. Lo sguardo dell’intellettuale venne rivolto proprio verso il Vaticano, a mo’ di sfida!

Il tributo di Trilussa a Giordano Bruno

Non poteva mancare infine il tributo di un grande della poesia romana, Trilussa, che al grande Giordano Bruno, dedica un suo suonetto:

Fece la fine dell’abbacchio ar forno
Perchè credeva ar libbero pensiero,
Perchè se un prete je diceva: – È vero
Lui risponneva: – Nun è vero un corno!

Co’ quell’idee, s’intenne, l’abbruciorno
Per via ch’er Papa allora era severo:
Mannava le scommuniche davero
E er boja stava all’ordine der giorno.

Adesso… so’ antri tempi! Co’ l’affare
Ch’er libbero pensiero sta a cavallo
Nessuno po’ fa’ più quer che je pare:

In oggi co’ lo spirito moderno
Se a un Papa je criccasse d’abbruciallo
S’accorderebbe prima cor Governo…

Condividi:

Potrebbero ineressarti anche...

Seguici sui nostri

SOCIAL UFFICIALI