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Forse non tutti lo sanno, ma Nerone, il quinto imperatore romano, noto per i suoi eccessi e per il famoso incendio di Roma, non era proprio della Capitale, ma, come si direbbe oggi era…burino! Si era di Anzio, la splendida città portuale del lido romano, dove egli aveva anche un grandiosa villa.
Lucio Domizio Enobarbo, poi diventato Nerone Claudio Cesare Druso Germanico è stato il quinto imperatore di Roma, l’ultimo della dinastia Giulio-Claudia iniziata da Augusto. Nasce ad Anzio, il 15 dicembre del 37 d.C. da Gneo Domizio Enobarbo, pronipote di Augusto e da Agrippina minore, discendente sempre della famiglia augustea. Cresce nella tranquillità e con un maestro di tutto rispetto, il filosofo stoico Seneca, mica bruscolini, il quale lo seguirà anche una volta al potere. Diventa imperatore quanno è ancora regazzino, a 17 anni e insieme a sua madre amministra il potere. Crescendo Nerone se dà da fa e comincia la sua vita tra eccessi e trasgressioni. Sposa prima Ottavia, soprattutto per ragioni politiche, ma poi la fa uccidere per sposare Poppea, il suo grande amore, che probabilmente in un accesso d’ira, uccide egli stesso. Della serie ndo cojo cojo, in seguito si innamora e sposa anche due uomini Sporo (convinto fosse la reincarnazione di Poppea) e Pitagora, che fece evirare e travestire da imperatrice romana
Tra le tante passioni di Nerone c’erano sicuramente quelle per lo sport e per le arti. L’imperatore infatti era solito deliziare la sua corte cantando, componendo poesie e suonando la cetra. Mens sana in corpore sano, dicevano i latini e lui dava grande fede a questo motto, tanto che un anno partecipò alle Olimpiadi greche, sfidando gli atleti professionisti in numerose discipline e vincendo, guarda caso, quasi sempre. Infatti era conosciuta la sua condanna a morte facile, per cui gli sportivi con cui gareggiò nella gara delle quadrighe, in quella delle quadrighe dei puledri e nel tiro a dieci puledri videro bene dal vincere queste gare, anzi si narra che in una di queste i suoi concorrenti lo aspettarono poiché l’imperatore era caduto dal cocchio. Te piace vince facile. Gareggiò e vinse anche nel concorso degli araldi e nelle prove per i poeti-cantanti, gli aedi. Era talmente patito delle olimpiadi che volle organizzarne una copia anche a Roma, chiamandoli ovviamente Neronia. Questi giochi si tenevano ogni 5 anni e le discipline in cui si doveva gareggiare erano la ginnastica, l’equitazione e l’arte.
Ma c’è una leggenda, semi sconosciuta su Nerone, che forse in pochi conoscono, quella di quando volle diventare mamma. L’imperatore voleva provare l’ebbrezza di sentirsi incinta e di dare alla vita un essere vivente; arrivò anche a minacciare di morte i medici di corte che non riuscissero a dare forma al suo sogno. Così i dottori di Nerone ingegnandosi fornirono all’imperatore dei sonniferi con all’interno un girino di rana. Dopo qualche tempo effettivamente, la leggenda narra che l’imperatore partorì una rana. Eccitato e felicissimo di questo evento l’imperatore preparò un corteo d’onore per portarla in giro per tutta Roma. La rana, incosciente di essere la protagonista di un miracolo della natura e allo stesso tempo la figlia dell’imperatore, arrivato il suo corteo nei pressi del Laterano e visto il Tevere non ci pensò su due volte, gettandosi nelle acque del biondo fiume. All’imperatore e alla sua vita stravagante Mario Castellacci e Pier Francesco Pingitore dedicarono un film parodia nel 1977, con Pippo Franco, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Aldo Fabrizi, Bombolo, Carmen Russo e Giancarlo Magalli, che divenne ufficialmente il primo film di quel cast di attori che poi fecero parte dello storico Bagaglino.
https://www.youtube.com/watch?v=v7yN8waA4KI
Nel 64 avviene quello che forse, insieme anche alle sue molte stravaganze, decretò l’inizio della fine del potere di Nerone, il grande incendio di Roma. Non si sa ancora bene di chi sia la responsabilità di questo tragico evento; i più maligni dicono dell’imperatore, che voleva restaurare quella parte di Roma o fare spazio per costruire la propria Domus Aurea, altri storici invece danno effettivamente la colpa a un piccolo gruppo di estremisti della comunità cristiana della Capitale. Su questo episosdio si moltiplicano le leggende che vorrebbero l’Imperatore vantare e suonare dalla terrazza della propria casa mentre il fuoco divorava Roma, la sua Roma, dove Nerone ha lasciato il cuore, ora pare incastonato in un sampietrino di piazza San Pietro. Da lì in poi l’imperatore dovette fare i conti con congiure di corte e un ambiente ostile, che lo portarono, il 9 giugno del 68 a morire suicida.
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