Er callarostaro, storia di un amore tra Roma e le castagne | Roma.Com

Er callarostaro, storia di un amore tra Roma e le castagne

Calda e croccante, la castagna è la principessa dei frutti autunnali. Nel centro di Roma si vendono orami in tutte le stagioni, ma c’è stato un tempo in cui quando si vedevano apparire i primi callarostari, si cominciava a pregustare già l’aria del natale, scopriamo un po’ di più su questo frutto!

Le castagne nell’antica Roma

La castagna è un frutto secco conosciuto fin dall’antica Roma, già lì alcuni storici come Plinio il Vecchio ricordano come fossero buone se mangiate tostate. In antichità e anche nel medioevo la castagna assunse un grande valore perché una volta fatto essiccare questo frutto se ne poteva ricavare una farina da utilizzare come sostituta di quella del grano per varie preparazioni: dal pane alle zuppe e così via. Vari sono stati i modi in cui è stato chiamato questo frutto, in Grecia, Senofonte, le chiamava “noci piatte senza fessure”, Teofrasto invece “ghianda di Giove”, Catone, nell’antica Roma invece le nomina come “noci nude”. Virgilio nelle sue Bucoliche comincia ad usare il termine castanea, dal quale deriva la nostra parola castagna. A diffondere questo frutto in tutta Europa sono stati proprio i romani, che una volta conquistata gran parte del vecchio continente, esportarono questo frutto insieme alle sue tipiche modalità di consumo.

Le caldarroste e un bicchier di vino, cosa vuoi di più?

Quell’odore caldo è inconfondibile. Non appena si cominciano a percorrere le vie del centro storico romano, soprattutto in autunno e in inverno è impossibile resistergli. Quel profumo si spande in ogni vicolo, parte dai sampietrini e arriva fino su al cielo, inondando di tostatura di castagne tutta Roma. Cosa sarebbe la città eterna in autunno senza le callaroste? Come non ricordare er callarostaro a Piazza di Spagna o i numerosi su via del Corso, quello a Piazza di Trevi o le decine di altri presenti in tutta Roma. Eppure è una ricetta semplice, una volta prese le castagne, se castrano, cioè gli si pratica un taglio pe’ lungo, come si suol dire, si mettono sopra il fuoco drento ‘a padella bucata pe’ 20 minuti, ce se dà ‘na smossa ogni tanto giusto pe’ non falle brucià e er gioco è fatto. Se non avete una padella bucata va benissimo anche una bistecchiera di quelle comuni su cui si cucina la carne. Dopo di che potrete mangiare le vostre caldarroste calde calde proprio a casa vostra, accompagnate da un buon bicchiere di vino.

Le castagne lesse

Un altro modo invece di cucinare le castagne è quello di lessarle. In questa modalità ci vorrà un po’ più di tempo, ma alla fine mangerete delle castagne morbidissime e buonissime. Mettete in un pentolino delle castagne con dell’acqua abbondante, dopo di che una volta portato a bollore aspettate 40 minuti circa. Quando la castagna rimane bella morbida e bianca allora è il tempo di scolarle. Tutto qui? No assolutamente! Il tocco finale è quello che darà un sapore in più alle vostre castagne lesse; scolata l’acqua rimettetele nel pentolino e spruzzate al suo interno un po’ di vino, bianco o rosso non importa, quello che piace più a voi. Tenete il tutto coperto e lasciate insaporire per bene, dopo di che sono pronte per essere spaccate a metà e mangiate. E voi conoscete altri modi per mangiare le castagne?

Condividi:

Potrebbero ineressarti anche...

Seguici sui nostri

SOCIAL UFFICIALI