Michelangelo, la Cappella Sistina fra tormenti ed eternità | Roma.Com

Michelangelo, la Cappella Sistina fra tormenti ed eternità

Ha dipinto l’opera più bella e più studiata al mondo, la Cappella Sistina: Michelangelo Buonarroti moriva oltre 400 anni fa. Scopriamo insieme la sua monumentale opera d’arte! 

La Cappella Sistina, l’opera più bella al mondo

Quando Michelangelo dipinge la Cappella Sistina ha appena 33 anni. Ha appena finito di scolpire la Pietà, iniziata a 22 anni e terminata a 25, la stessa età, per intenderci, in cui i giovani d’oggi si laureano, almeno chi sceglie il percorso universitario. Il Buonarroti è restio, la volta ha dimensioni gigantesche, ma si rifiuta di avere collaboratori. È una fatica che gli costerà la vista, già abbastanza malandata, e circa quattro anni di lavoro. Le immagini dipinte si susseguono armonicamente: l’incarico è di eseguire nove scene tratte dalla Genesi, insieme alle figure di profeti, sibille e antenati di Cristo e lui non vuole tirarsi indietro.


(Fonte: Arte.it)

I corpi prendono vita dalla mente geniale del pittore, quasi si trattasse di una richiesta semplice, eppure le difficoltà sono numerose. Le impalcature sono costose, fino al soffitto, quasi quanto l’impegno fisico di Michelangelo. Tuttavia, per l’occasione egli stesso trova una soluzione: progetta e mette a punto un ingegnoso ponteggio mobile, accorciando tempi e costi. Nel 1511 la colossale parete curva prende forma, divenendo presto l’opera d’arte più bella del mondo. È un inno al corpo umano, alla perfezione della sua forza e della sua bellezza.

Quando dicono che la bellezza salverà il mondo

Ogni figura esprime qualcosa, nello sguardo, nei muscoli messi in evidenza dalle pennellate decise, probabilmente frutto dell’esercizio scultoreo precedente, visibile anche nel David (1501), e Papa Giulio II può dirsi soddisfatto. Il “vecchio soffitto” della Sistina ornato di un antiquato cielo stellato, è ora un tripudio di racconti e di storie, talmente ben eseguite da sembrare reali. Danno l’impressione di voler uscire dal dipinto, offrono all’occhio umano – contemporaneamente – la grandezza del divino e il destino scritto dell’umanità. Tutto parte dal tocco, da quel celebre tocco: la Creazione di Adamo. Cristo, posto al centro di questa meraviglia Rinascimentale, allunga il braccio e tutto ha inizio.


(Fonte: Inchiostronero)

Il compito però non può ancora dirsi compiuto. Stavolta è Paolo III ha rimettere mano alla cappella. Chiama di nuovo Michelangelo Buonarroti: la richiesta adesso è quella di rappresentare il Giudizio Universale sull’enorme parete di fondo. Il ciclo di affreschi non può dirsi concluso, per il papa della Controriforma e del Concilio di Trento. Tra il 1536 e il 1541 Michelangelo darà vita alla mirabolante storia del Regno senza fine, la scelta divina che intercorre fra i vivi e i morti. Intorno, ora, è solo il movimento e il caos. Il giudice ha scelto chi salvare, con il braccio sollevato chiama a sé i beati, con quello abbassato condanna i peccatori. I martiri già sono in paradiso e in ognuno è inscritta la causa del martirio. Gli angeli si apprestano a suonare le loro trombe, per risvegliare i morti. In basso, il traghettatore Caronte di Dante Alighieri e le sue anime infernali.


(Fonte: Wikipedia)

L’autoritratto nascosto dal Buonarroti

Tutto pare grave, intenso, apocalittico: è la fine del mondo e ognuno porta il peso della sua esistenza. I nudi si rincorrono: è l’urgenza di annunciare la carnalità salvifica. Dio s’è fatto uomo per salvarci ed è risorto attraverso la carne, Michelangelo lo sa, ma più tardi verranno coperti per indecenza (da Daniele di Volterra, per questo soprannominato “Braghettone“). Nemmeno i santi sono esentati dal clima di inquietudine, un sentimento che permea tanto la monumentale opera, quanto l’anima dell’artista stesso e della sua percezione di Cristianità. L’attesa, la paura e lo sgomento fanno da protagoniste espressive. Neanche un’aureola, un indizio di valore: tutti sono uguali al cospetto di Cristo, un tribunale la cui legge è davvero la stessa per tutti. I teorici parlano si trasposizione: Michelangelo avrebbe riversato nell’opera tutti i suoi dubbi e i suoi tormenti personali. Forse per questo s’è raffigurato: ha nascosto il suo autoritratto fra le pieghe della pelle di San Bartolomeo, scuoiato prima di essere ucciso. Ancor oggi, tutti concordano su un fatto: la Cappella Sistina è la rappresentazione più drammaticamente commovente e coinvolgente dell’intera arte umana. Michelangelo Buonarroti muore il 18 Febbraio del 1564. Sono passati 457 anni, ma di pochi altri si può dire:”eternità”.


(Fonte: Michelangelo Buonarroti è tronato)

 

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