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Quattordici anni fa si spegneva all’età di 88 anni uno dei più grandi protagonisti della scena artistica della seconda metà del XX secolo: Mimmo Rotella. Chi era? Dove si trovano le sue opere a Roma?
All’anagrafe, Domenico Rotella, uno degli artisti più importanti del secolo passato, Mimmo Rotella, origini siciliane, influenzò per sempre la modalità di fare arte italiana. Nato da una famiglia di media borghesia, dopo qualche anno al fronte militare, si diplomò all’artistico di Napoli, per poi trasferirsi a Roma intorno al 1945. È qui che Mimmo, entrando in contatto con la giovane avanguardia romana, cominciò a sperimentare le prime figurazioni dipingendo per lo più quadri astratto-geometrici. Ispirato da Mondrian e Kandinskij, parteciperà alle prime esposizioni, unendo presto alla pratica artistica, esperimenti di poesia fonetica.

(Fonte: Fondazione Mimmo Rotella)
La denominerà epistaltica, neologismo inventato dall’artista stesso, e nello stesso anno vi redigerà il Manifesto: un inno all’invenzione delle parole; un tentativo di svincolo, dei termini, dal loro valore utilitario, per farne razzi contro gli edifici decrepiti della sintassi e del vocabolario. Insomma, una necessità di rivoluzione espressiva che Mimmo cercò sempre di attuare su più fronti.
Ed è proprio in nome di un sovvertimento continuo che si può descrivere l’arte di Mimmo Rotella: la ricerca perenne di mezzi sempre nuovi. Intorno agli anni ’50, l’artista, dopo aver partecipato alla mostra Arte astratta e concreta in Italia – 1951, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM – dove è possibile ancora visionarne qualche opera) di Roma, si dedica alla sua prima esposizione personale: si svolge nella galleria Chiurazzi di via del Babuino ed il successo si concretizza da subito in una borsa di studio, per gli Stati Uniti. Mimmo Rotella non ha ancora quarant’anni, quando, estasiato da quella che più tardi chiamerà “illuminazione Zen“, scopre che la pittura gli non basta più, che la poesia epistaltica, sebbene a suo modo innovativa, non soddisfa ancora a pieno i suoi intenti e che ha bisogno di uno strumento più potente. Lo troverà nel manifesto pubblicitario, il connubio perfetto di immagine e parola: senza tornare più indietro, Mimmo Rotella sarà uno dei primi a dedicarsi alla tecnica del décollage.

(Senza titolo, 1962 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Rotella preleva dai muri di Roma i pezzi strappati di manifesti, li incolla sulla tela, dalla strada allo studio, mixando il collage dei cubisti con contaminazioni di matrice informale, alla Hans Arp, alla Jean Fautrier, al dadaista Duchamp dei ready-made.
E nel 1955, sempre nella Capitale, durante la mostra “I Sette pittori sul Tevere a Ponte Santangelo“, espone per la prima volta il ‘manifesto lacerato‘.
Paragonato per grandezza ad altri due illustri artisti italiani, Lucio Fontana e Alberto Burri (anche loro visibili alla GNAM), Mimmo Rotella esporrà nella gallerie più importanti al mondo: tra le tante, il Guggenheim Museum e il MoMA (Museum of Modern Art) di New York, il Centre Pompidou di Parigi, l’Institute of Contemporary Arts di Londra e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Immancabile poi la Biennale di Venezia a cui prende parte intorno agli anni ’60, con una sala interamente dedicata alle sue opere. Quest’ultime, adesso, non ruotano più soltanto intorno al décollage, ora anche con volti di grandi divi del cinema e della musica (Marilyn Monroe, Liz Taylor, Marlon Brando ed Elvis Presley), ma si allargano alla fotografia, in particolare ai reportages, avvalendosi di speciali procedimenti fotomeccanici di riproduzione dell’immagine e a quelli che chiama gli artypos, prove di manifesti venuti male, pieni di sovrapposizioni di immagini, solitamente gettati via dalle tipografie e, da lui, reinventati e messi su tela.

(Fonte: Rai Cultura)
La carriera di Mimmo è alle stelle e siamo solo a metà dell’opera, perché gli anni ’70-’80-’90 lo vedranno al centro di una produzione ricca di opere e di mostre, senza posa. Ci troviamo agli albori del nuovo secolo, negli anni 2000, e per volontà dello stesso Rotella viene costituita la Fondazione Mimmo Rotella, un’istituzione che lo seguirà fino alla fine dei suoi anni, aiutandolo nelle pubblicazioni delle sue monografie e nell’organizzazione delle sue esposizioni. Nel 2004 Rotella riceve una laurea honoris causa in Architettura all’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e il registra Mimmo Calopresti gli dedica un documentario, dal titolo L’ora della lucertola. E, d’altra parte, le voci su di lui erano state tante e fra le tante anche quella di Fellini che, in un’intervista, lo aveva descritto come il più grande nobilitatole del manifesto.
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