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Fa parte dal 1999 del Museo Fondazione Roma, ma perché Palazzo Cipolla si chiama così? Esisteva una famiglia romana con quel nome?

Nel 1999 su progetto del Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Palazzo Cipolla, a via del Corso, e Palazzo Sciarra diventano le due sedi museali prospicienti del Museo Fondazione di Roma, come poli attivi dal punto di vista artistico e culturale. Da allora, al loro interno, sono state realizzate oltre trentacinque mostre temporanee, in collaborazione con i più prestigiosi musei internazionali, tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, il Museo di Stato di San Pietroburgo, il Museo Puškin ed il Museo del Cremlino di Mosca, il Museo del Louvre di Parigi, il Palace Museum di Pechino, la Gemäldegalerie di Berlino, The Honolulu Academy of Arts, il Whitney Museum of American Art di New York.
Le esposizioni, che hanno percorso le epoche e gli stili dell’arte italiana, europea ed internazionale, hanno spaziato dall’occidente all’oriente, portando a Roma anche i lavori giapponesi del maestro Hiroshige.
Si tratta di una superficie espositiva di oltre 1.500 mq, in grado di alternare all’arte classica quella contemporanea, come ultimamente con la mostra sulle opere di media-art dell’artista romano Quayola.

Ma perché Palazzo Cipolla si chiama così?
La costruzione di Palazzo Cipolla risale alla seconda metà dell’Ottocento. Nel 1862 il principe Camillo Aldobrandini decise di acquistare dall’ospedale di S. Giacomo, per 84 mila scudi, un’antica dimora in via del Corso. Si trattava del palazzo Jacovacci, della famiglia nobile romana omonima che già nel 1600 l’aveva ceduto all’ospedale suddetto. Avviati i lavori di demolizione qualche anno dopo, riportando in luce dalle macerie persino i frammenti dell’arco romano di Claudio, il palazzo venne inaugurato, mutuando il nome dall’architetto che ne disegnò il progetto, Antonio Cipolla. Un uomo già molto noto per aver restaurato, pochi anni prima, gli interni di Palazzo Farnese.
Il nuovo edificio era talmente bello che, all’epoca (1884, David Silvagni, nel volume La Corte e la Società Romana nei secoli XVIII e XIX), fu definito: “senza dubbio il migliore fra i nuovi edifici di Roma“.

E, in effetti, quando Cipolla vinse il concorso per ridisegnare il palazzo, nel 1864, il suo progetto poteva considerarsi piuttosto ambizioso. Per alcuni, l’architetto fu infatti capace di creare uno stile tutto italiano, unendo insieme due epoche: il Quattrocento fiorentino e il Cinquecento romano. Per questo motivo, fu più volte nominato vice presidente della Commissione incaricata di studiare la nuova sistemazione edilizia della città, prendendo parte in prima persona al rinnovamento urbanistico di Roma. Restaurò il Palazzo del Quirinale, ad esempio, e ne costruì le scuderie, e il suo archivio personale fu donato alla prestigiosa Accademia di San Luca. Un’associazione di artisti di Roma, fondata sul finire del Cinquecento da Federico Zuccari, con lo scopo di elevare il concetto e il lavoro degli artisti al di sopra della semplice definizione di “artigianato“.

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