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Mentre aspetta la riapertura e chiede di non essere lasciato solo dalle istituzioni, come gran parte dei locali italiani, la famiglia Bornigia, proprietaria del Piper, ha avuto un’idea…
All’anniversario dei suoi 56 anni d’attività, il Piper rappresenta ancora la discoteca più in voga di Roma. Era il 1965, quando in via Tagliamento 9 per la prima volta apriva le porte a migliaia di giovani. Tra loro anche future star del mondo dello spettacolo. Ognuno di voi ricorderà la storia di Patty Pravo, scoperta proprio sulla sua pista da ballo e, per questo, soprannominata “la ragazza del Piper“.

(Fonte: The Social Post)
Di lì, concerti (del calibro dei Pink Floyd, nel 1968), feste e serate di ogni genere, per un locale che di storia ne ha fatta e ne ha vista passare. Spesso chiamata “vecchia cantina“, ma tempio delle più suggestive serate capitoline, questa location, simbolo dell’intrattenimento notturno romano, ha costruito col tempo, un suo vero e proprio mito, il mito del Piper Club: un racconto in grado di catapultarci nel pieno di almeno quattro epoche musicali diverse. Dal beat al rock, dalla disco-music alla musica house, dal pop ai DJ set più moderni. Da Renato Zero ai Beatles, dagli Equipe 84 ai Police e chi più ne ha più ne metta.

(Fonte: Abitare a Roma)
Uno scantinato chiamato “cinema“: ecco cos’era all’inizio il Piper. Nulla a che vedere col futuro scintillante, di paillettes e luci stroboscopiche, che di lì a breve l’avrebbe atteso. Eppure, Giancarlo Bornigia aveva intravisto in quello spazio, alla fine delle scale d’accesso, qualcosa, un potenziale nascosto. Aveva ragione. Il 17 febbraio 1965 il palco del Piper, che all’inizio doveva chiamarsi Peppermint, si infiammò al suono dei Rokes, nota band britannica.

(Fonte: Roma-Events.it)
E con quelle chitarre elettriche ebbe inizio la lunga storia di avanguardia e novità del Piper Club: il locale più glamour della città, quello più al passo coi tempi e, infine, quello in cui tutti vogliono andare! Perché il suo fascino, il Piper, non l’ha mai perso e, sempre sul pezzo, ha ospitato intere generazioni di giovani romani. Ancor oggi, nell’immaginario di ognuno, alla parola “vita notturna romana” non si può non associare quel nome, l’immortale Piper Club, fra il quartiere Trieste e il meraviglioso Coppedè. Non solo un locale, ma una rivoluzione nel mondo dell’intrattenimento post-cena: trasgressivo, ma modaiolo; eclettico, ma elegante.
Questo è tuttora il Piper: un connubio di tante cose, un intreccio di stile fra passato e futuro, con un occhio sempre attento al nuovo. Merito dell’intuito dei suoi proprietari che, anche in questo periodo, senza rassegnarsi o perdersi d’animo, mettono a disposizione dell’emergenza sanitaria gli storici spazi del Piper che, come ogni altra discoteca d’Italia, ha dovuto abbassare la saracinesca.

(Fonte: RomaH24.com)
Non vogliono essere abbandonati, spiega la famiglia Bornigia, perché il settore è chiuso quasi da un anno. Il covid ha paralizzato numerose aree della quotidianità, compresi i sabato sera. E il Piper, ancora una volta in anticipo su tutti gli altri, dimostra la sua attenzione alla causa: chiusi per chiusi, se si può fare qualcosa per accelerare e migliorare la situazione, sceglie di farlo. Lo spazio può essere riutilizzato, infatti, per vaccini e tamponi Covid-19. Un modo anche di risollevare l’opinione pubblica che vede negli imprenditori di questa categoria sempre il male, spiegano. Dunque, Piper aperto al bisogno sanitario: questa è l’iniziativa, in attesa di riscontro.
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