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C di comune: quello di Roma. È qui che si trova un palazzo delle poste dalle architetture davvero suggestive. Sai in quale quartiere?

Anni ’30. La corrente razionalista investe il mondo dell’architettura e molti edifici presentano linee pulite, minimal, scarne. A ridosso dell’Aventino e delle Mura Aureliane, poco lontano dal complesso monumentale di Porta San Paolo e della Piramide di Caio Cestio, Libera e De Renzi cominciano i lavori per la costruzione di un palazzo. Ancora oggi, l’unico con l’affaccio su via Marmorata. Chiunque si aspetta la realizzazione di un edificio che segua il gusto classico: uno che non si discosti troppo dalla città in cui ci troviamo.

Eppure, proprio a Roma, culla della cultura antica, e proprio in quel quartiere, sul filone delle linee e delle forme dell’EUR, sorge un palazzo a forma di C. Quello delle poste. Una forma squadrata ed elementare, a corte dimezzata, composta all’interno di più ambienti con diverse funzioni. Al piano terra i servizi postali, ai piani superiori gli uffici e, nel corpo centrale, un grande salone, munito di apparati telegrafici.
Il palazzo delle poste di via Marmorata risponde perfettamente agli intenti dei due architetti, che volevano coniugare modernità e tradizione. All’elemento nuovo, sorprendente e dinamico, alle geometrie futuristiche si coniugano allora quelle classiche, più statiche, come fossero di aggiunta e di supporto. Così, da classico palazzo civico, la struttura prende le sembianze di un complesso che mescola insieme passato, presente e futuro. La solidità dei volumi regolari si mescola al movimento, all’intreccio diagonale dei due prospetti dei corpi scala; e, i due bracci della C, si vestono di due finestre a losanghe simmetriche.

La caratteristica che salta subito all’occhio sono, però, le travi, diagonali e incrociate da sottili travetti in contropendenza. Che imitano, dall’esterno, la tessitura interna dell’edificio e delle sue rampe di scale. A far da padrona, su questo palazzo strano di Roma, è dunque l’eterogeneità degli elementi. Una complessità di rette che ne fa insieme qualcosa di diverso e di estremamente avanguardista.
Per questo, la macchina postale di via Marmorata diventa presto un simbolo del razionalismo dell’epoca. Le Corbusier, uno dei più celebri urbanisti e designer, in un’intervista con Antonio Munoz del 1936, ne descrive la realizzazione dicendo: «l’ufficio postale di Testaccio è romano, ma carico di formalismo moderno».

D’altra parte, Libera avrebbe progettato anche il palazzo dei Congressi dell’EUR, per l’Esposizione Universale di Roma del 1942. E, nel dopoguerra, avrebbe collaborato alla progettazione del Villaggio Olimpico, per le gare olimpiche del 1960.
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