Gli scalini da salire in ginocchio, la Scala Santa di Roma | Roma.Com

Gli scalini da salire in ginocchio, la Scala Santa di Roma

Esistono oltre venti scale sante nel mondo, ma la più famosa è sicuramente quella di Roma. Dove si trova? Di cosa si tratta esattamente? 

La Scala Santa di Roma

Ne abbiamo contate circa 22. Questo sembra essere il numero delle scale sante nel mondo, da Lourdes a Gerusalemme, da Napoli a Brembate, da Siena a Praga. Eppure, e ancora una volta non stupisce, quella di Roma, trasportata all’incirca nel 322 da Santa Elena, madre dell’Imperatore Costantino, è la più conosciuta e celebre al mondo. Ne hai mai sentito parlare? Per raggiungerla ti basterà prendere la metro A o la metro C e scendere a San Giovanni. È lì, nelle immediate vicinanze della Basilica di San Giovanni in Laterano che, nel complesso denominato “pontificio santuario della Scala Santa”, si trova (come intuibile dal nome dell’edificio) la Scala Santa di Roma.


(Fonte: TgTourism)

Ma di cosa si tratta? Composta di ventotto scalini, leggenda vuole si tratti della famosa scalinata percorsa da Gesù, per raggiungere l’aula della sua condanna a morte, del suo giudizio finale. In altre parole, quella in cui avrebbe subito il noto interrogatorio di Ponzo Pilato, prima della sua crocifissione. A volerla fortemente, nel Santa Sactorum, Papa Sisto V che, intorno alla seconda metà del ‘500, ne chiese il trasferimento dal Palazzo Laterano, luogoin cui precedentemente era stata collocata da papa Silvestro I. Lo spostamento di sede fu però tutt’altro che semplice, come racconta la storia sulla sua posa. Il papa ordinò, infatti, che la messa in opera della scala si iniziasse dall’alto, anziché dal basso. Cosicché, gli operai non ne avrebbero potuto calpestare gli scalini.

Come “(non) si sale” la scala santa

Questo perché, tuttora in vigore, regola voleva non se ne potessero salire gli scalini (in quanto santi) nella maniera usuale, ma vi si dovesse procedere in ginocchio, dal primo all’ultimo. In sostanza, come fanno ancor oggi molti fedeli cattolici: genuflessi in segno di penitenza, preghiera e ringraziamento. Non che nel corso del tempo qualcuno non abbia provato a fare il contrario, anzi, secondo alcune cronache del 1600, un non credente tentò di salire i gradini in piedi, ma arrivato all’undicesimo una forza invisibile gli piegò le ginocchia, facendolo cadere.


(Fonte: SiViaggia)

Successivamente, le pareti della scala furono abbellite di decorazioni e affreschi, facendo di questo luogo la meta di numerosi, futuri pellegrinaggi. A stupire, non era solo il valore della reliquia, ma anche la velocità di esecuzione dei dipinti e il loro consistente numero.
Più tardi, sempre per tutelarne l’integrità, sotto papa Innocenzo XIII, i gradini furono coperti con delle tavole di legno. In questo modo, il rivestimento in noce ne avrebbe impedito l’usura e il danneggiamento. Intorno all’800, infine, vennero collocate nell’atrio, sempre ad ornare, una serie di sculture. Come Il bacio di Giuda e l’Ecce Homo di Ignazio Jacometti, il Cristo alla colonna di Giosuè Meli, Pio IX in preghiera e La Pietà di Tomasz Oskar Sosnowski e Gesù nel Getsemani di Giuseppe Sartorio.

Curiosità sulla Scala Santa di Roma

Propriamente, infine, l’edificio chiamato Scala Santa è un intero complesso edilizio eretto alla fine del XVI secolo, sempre su richiesta di papa Sisto V.


(Fonte: Roma a piedi)

Firmato dall’architetto Domenico Fontana, il progetto del palazzo comprende: la scala santa vera e propria, munita di altre quattro rampe, due a sinistra e sue a destra, anche protagonista di una scena del film pluripremiato La grande Bellezza di Paolo Sorrentino; l’oratorio di San Silvestro; e la cappella di San Lorenzo in Palatio, detta Sancta Sanctorum, e ornata di meravigliosi pavimenti cosmateschi. Non solo luogo privato del papa fino agli inizi del XIV secolo, ma scrigno dell’Acheropita lateranense. La particolare pala d’altare papale che, secondo la tradizione, conserverebbe dipinta un’antichissima icona di Gesù Rendentore non realizzata da mano umana, ma creata per opera divina. Pare infatti che, affidata all’apostolo Luca, l’immagine si completò da sola, di notte. Per questo venne definita acheropita, in greco bizantino “dipinto d’origine miracolosa”.


(Fonte: Scala Santa)

 

 

 

 

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