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Oggi è classificata come la seconda linea metropolitana di Roma, ma la metro B, che da Rebibbia porta a Laurentina, attraversa la Capitale da nord a sud, strisciando sottoterra tra alcuni dei suoi rioni più importanti, vediamone la storia.
La storia della Metro B è quella, come sempre, di un’infrastruttura travagliata, nata dopo molto tempo e in qualche modo ancora oggi non finita, perché soggetta a variazioni, modifiche e adattamenti alle moderne esigenze di spostamento. Il progetto di questo che oggi è divenuto uno dei principali mezzi di trasporto dei romani e dei turisti in visita nella Capitale risale addirittura agli anni trenta. Il suo scopo principale era collegare la nuova stazione centrale Roma Termini, al centro della Città Eterna, con il nuovo quartiere che doveva sorgere alle estremità meridionali di Roma, per accogliere il grande evento mondiale dell’Expo. Parliamo ovviamente dell’E. U. R., acronimo che sta per Esposizione Universale Roma, a cui al tempo seguiva anche l’anno in cui si sarebbe dovuto svolgere, ‘42. Purtroppo la guerra e anche alcuni rallentamenti nei lavori, non portarono mai a compimento gli scavi entro i tempi definiti, così in un primo momento, le gallerie sotterranee furono un grande rifugio dai bombardamenti per i cittadini romani. Alla fine del secondo grande conflitto però i lavori ripresero solerti e il 9 febbraio del 1955, ci fu la grande inaugurazione della tratta Laurentina – Termini. Un treno ogni quattro minuti, per un flusso di passeggeri di un massimo di 20 mila all’ora. Numeri che a quel tempo farebbero paura e che oggi invece sembrano la quotidianità. A quel tempo l’inaugurazione venne officiata dall’allora Presidente della neonata Repubblica Italiana Luigi Einaudi, accompagnato dalla moglie, che effettuarono anche un viaggio in un convoglio metropolitano.

Ma la Metro B, la più antica della Capitale, non era finita qui e subito continuarono i lavori per il prolungamento del suo tracciato. Molti più anni ci vollero per vedere ultimata la linea come la conosciamo oggi, dato che si fece anche molta più attenzione a reperti archeologici di rilevanza storica che si scoprivano man mano che si scavava il tunnel. A Roma ‘ fatti se sa, appena fai un buco trovi un reperto! Durante gli scavi anteguerra infatti, molti ritrovamenti archeologici furono andati completamente distrutti a favore dell’ultimazione dei lavori. Per vedere la stazione di Ponte Mammolo si dovrà aspettare il 1995, così come il grande centro direzionale che doveva sorgere a Quintiliani è ormai tramontato, dopo che la sua stazione venne aperta nel 2003. Nel 2015 poi si è assistito all’apertura di una sua diramazione fondamentale, quella di Jonio e ad oggi ancora si attende l’allungamento della linea da Rebibbia a Casal Monastero, altro che quattro linee nuove de zecca in cantiere.
Se vogliamo dunque veramente capire quanto effettivamente è importante una linea metro come la B per Roma e i romani, basta capire i diversi quartieri, rioni e zone della capitale che questa collega. Dall’estrema propaggine meridionale di Laurentina, passando attraverso il monumentale quartiere Eur, la linea B sfiora e accarezza antiche basiliche come quella di San Paolo o quartieri tipici e caratteristici come Garbatella. Approda e attraversa il quartiere Ostiense e il rione Testaccio passando per la Piramide Cestia, fino ad arrivare a due pesi massimi dei monumenti romani: Circo Massimo e Colosseo. Monti con la fermata Cavour e poi la regina delle stazioni: Termini. Castro Pretorio, Policlinico e Bologna, per soddisfare tutti gli studenti universitari dopo di che la divisione, una diramazione procede con la modernissima stazione Tiburtina, fino ad arrivare a Rebibbia e in futuro a San Basilio e Casal Monastero. L’altra diramazione invece tira dritto per Sant’Agnese, Conca d’Oro e Jonio, aspettando l’allungamento fino a Porta di Roma. Insomma una spina dorsale che connette veramente diverse zone della capitale e che unisce così ancora di più tutta la città di Roma.
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