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La vasca di Malafede, la recente scoperta nel quartiere Ostiense


“Ma se scavi sotto Roma che t’aspetti de trovacce?” Degli ultimi giorni, la notizia del ritrovo di una vasca romana, del IV secolo a.C., è l’ennesima dimostrazione di quanto sia illimitata la storia della grandezza di Roma

Non smetteremo mai di scavare

Quanto può stupire ancora una città come Roma? Una città che non smette mai di regalare emozioni, di farsi scoprire, di farsi ammirare! Roma porta in superficie la sua storia di continuo, quasi a voler ricordare, ai suoi abitanti, la fortuna che hanno. Ogni scoperta su Roma è un tuffo al cuore, per gli archeologici e per i romani ed è, insieme, il metro di misura di quella potenza che ne fa simbolo indiscutibile di eternità. Cari milanesi, napoletani, fiorentini non dovete prendervela ma bisogna da’ a Cesare quel ch’ è de Cesare: voi avrete i vostri patrimoni, la vostra funzionalità, la vostra avanguardia, ma Roma È la bellezza e la storia, per eccellenza e nun se po’ discute’ su questo! Così, mentre ci sforziamo di notarne i difetti, che per carità pure lei c’ha, proprio lei, la donna enigmatica più attraente del mondo, ci sputa fuori un’altro reperto, un altro inestimabile residuo di quella sua storia, di cui ci accorgiamo sapere ancora troppo poco! Segno indelebile che i secoli passati non sono abbastanza e, probabilmente, non saranno abbastanza, mai!

Zona Malafede: ecco il centro dell’ennesima scoperta su Roma

Eccola lì, in periferia, lontana dal centro, la zona di Malafede, spalmata tra la via Colombo dell’EUR e via Ostiense, tutto sommato senza troppe pretese, tranquilla, residenziale; una zona disabitata durante il periodo pontifico e, invece, densamente popolata in epoca romana, proprio grazie alla sua strategica posizione, tra Roma e Ostia. D’altra parte, bisogna immaginare che, prima, in assenza dei nostri moderni mezzi di trasporto, gli scambi commerciali della città erano possibili, per lo più, via mare e via fiume (come certifica bene Monte Testaccio). Proprio lì, in quella via di mezzo, fra la contemporaneità del quartiere più moderno di Roma e quello invece, più popolare ed antico, del famoso Gazometro e della celebre Piramide di Roma, emerge a partire da giugno 2019 l’ennesimo reperto straordinario della Capitale. Stavolta, a meravigliare gli archeologici, una vasca monumentale lunga oltre 40 metri! Dalla funzione ancora sconosciuta, lo sconvolgente ritrovo in tufo, risale al IV secolo a.C e, sebbene ancora tutta da studiare, rappresenta un forte punto di partenza: la necessità di approfondire gli studi su angoli inaspettati e meno centrali di Roma.

La vasca di Malafede

Il contesto, che ha sempre incuriosito gli esperti, se non altro per la presenza dei Fossi di Malafede, insediamenti di età preistorica (addirittura!), mostra quanto ancora ricco sia quel sottosuolo, invitando ad una continua ricerca, anche e soprattutto in zone più periferiche del centro. L’ambiente, come spiegano gli studiosi, mostra di esser stato soggetto a numerose trasformazioni nel corso del tempo, perciò andrebbe valorizzato.
La vasca in questione, allora, si fa esempio e portavoce di una quantità di patrimoni ancora tutti da scoprire! Non è un buco nell’acqua, averla trovata, insomma! Non solo perché utile a fornirci tutta una serie di nuove informazioni sulle usanze dell’antica Roma, ma perché segno che, lì sotto (e, più in generale, sotto tutta Roma), è ancora pieno di oggetti, di cimeli che attendono di essere portati in luce! La grandezza dello scavo, poi, toglie ogni dubbio: se esiste una vasca così ampia, intorno deve esserci sicuramente altro, molto altro. Le storie, che Roma vuole raccontarci, non sono finite e la Sovrintendenza Speciale di Roma lo sa bene. Perciò le parole della soprintendente speciale di Roma Daniela Porro: «(Si tratta di) Un contesto ricco e complesso, che sta a testimoniare quanto Roma, anche al di fuori dei suoi confini cittadini, abbia ancora tanto da regalare e da svelare ai suoi abitanti e non solo. Un altro successo dell’archeologia preventiva, essenziale per non disperdere il nostro passato, e per tutelare e per valorizzare territori che, altrimenti, resterebbero inesplorati».

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