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Nel 1921 aprì a Dallas il primo ristorante drive-in della storia, antesignano dei moderni fast food. Qualche anno dopo, l’idea valicò i confini americani, raggiungendo i paesi oltreoceano, compresa l’Italia. Sai che il primo drive-in italiano aprì a Roma? Indovina dove…
Si chiamava Kirby’s Pig Stand e il servizio era offerto dalle cosiddette carhops, giovani cameriere addette alla consegna degli ordini su pattini a rotelle. Il primo drive-in della storia aprì i battenti a Dallas, in America, nel 1921. Qualche anno dopo, sparsa la voce, l’idea cominciò a stuzzicare tutti gli altri paesi, non solo valicando i confini del Texas, ma giungendo oltreoceano, dunque in Italia. Così, sul finire degli anni ’50, in pieno sogno americano (già dal 1886 l’imprenditore Hobart Johnstone Whitley aveva fatto di Hollywood un bosco scintillante – non di agrifogli, come dice il nome – ma di attori), sull’esempio statunitense, venne inaugurato a Roma il primo drive-in italiano.

(Fonte: la Repubblica)
I progetti iniziali furono, in realtà, due. Secondo alcuni documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, a Roma sarebbero dovuti sorgere due drive-in: uno sull’Aurelia, l’altro lungo viale Cristoforo Colombo. Tuttavia, le cose cambiarono e l’unico ad essere effettivamente realizzato sarebbe stato quello all’EUR, su disegno di Eugenio Galdieri. Il 29 agosto 1957, tra i quartieri Axa e Casal Palocco, a poca distanza dal litorale romano, uno schermo cinematografico di 540 m² proiettò il primo film all’aperto in Italia, su un’area complessiva si 60.000 m². Era nato il più grande schermo da drive-in in Europa, ed era a Roma.

(Fonte: beniculturali.it)
Per una capienza di oltre 700 automobili, il drive-in dell’EUR diede il suo benvenuto al pubblico romano, trasmettendo sul gigantesco schermo in cemento, La nonna Sabella (1957), un film di Dino Risi tratto dall’omonimo romanzo di Pasquale Festa Campanile. Per l’occasione, ogni automobile era fornita di un altoparlante da agganciare alla portiera, per migliorarne la fruizione.

(Fonte: la Repubblica)
L’incredibile impianto, caldeggiato dall’allora commissario straordinario dell’Ente esposizione universale, Virgilio Testa, non avrebbe rappresentato solo un luogo di intrattenimento per i cittadini romani, ma avrebbe permesso di riqualificare quella zona, ricca di potenzialità. Per aumentarne la capienza, infatti, fu costruito, insieme al grandissimo parcheggio, un auditorium coperto di 500 posti a sedere. Un punto di ritrovo sì per gli amanti del cinema, ma anche per i turisti e i bagnanti di ritorno dalle vicine spiagge del Lido di Ostia.
Il suo nome era Metro Drive-in, ma dopo il discreto successo riscosso negli anni ’60, a partire dal 1986 fu parzialmente smantellato e progressivamente abbandonato. Tanto che, molti cominciarono a pensare a delle possibili alternative di recupero, per quella vasta zona ormai in disuso. Alcuni pensarono di riconvertirlo in un campo da golf; altri, in un centro commerciale: idee, queste, fortunatamente messe a tacere.

(Fonte: Wikipedia)
Perché, agli sgoccioli del 2000, precisamente il 17 luglio del 1997, l’associazione Reservoir Dogs (di chiara ispirazione Tarantiniana) decise di riaprirlo. La parentesi fu, però, molto breve e il drive-in venne di nuovo dismesso, non riscuotendo il successo previsto. Meno di 20 anni dopo, l’impresa venne replicata, stavolta dai ragazzi dell’associazione del Cinema America, coadiuvati dalla collaborazione di alcuni negozianti locali. Furono proiettati solo due film, uno l’11 e uno il 12 settembre del 2015. Ma neanche Grease e American Graffiti, bastarono alla riapertura totale del luogo.

(Fonte: Canale Dieci)
Sono passati quasi 6 anni dall’ultimo film all’aperto dell’EUR, e nonostante l’anno scorso l’emergenza pandemica sembrava aver riportato in voga l’esperienza retrò da drive-in, non c’è nulla da fare per i quattro ingressi del Metro, compresi fra via Pindaro, via Eschilo, via Alceo e via Senofane. Anzi, notizia degli ultimi mesi: la struttura subirà una profonda trasformazione. Lo storico cinema sarà sostituito da un complesso edilizio con un grande negozio, di proprietà della Ostro s.r.l., su progettazione dell’architetto Massimo Paolucci. Con una precisazione, però, da parte dei costruttori che dichiarano: «lo schermo, essendo tutelato dalla Soprintendenza, non verrà rimosso», come da rendering del progetto, posizionato all’ingresso del cantiere.
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