GRAturismo: la Via Ardeatina è l'uscita numero 24 | Roma.Com

GRAturismo: la Via Ardeatina è l’uscita numero 24

Uscita 24 del Grande Raccordo Anulare, la via Ardeatina: cosa è possibile vedere procedendo su questa strada? E perché si chiama così?

La via Ardeatina

All’uscita 24 del GRA, a lettere cubitali troverete la scritta “via Ardeatina“.
Perché questa strada si chiama così? E cosa è possibile andare a visitare procedendo in questa direzione? 
Come è semplice intuire dal nome, per chi conosca un po’ i dintorni di Roma, questa arteria che esce dal Grande Raccordo Anulare, si chiama così perché già anticamente collegava la capitale ad Ardea. Una città che, fra il VII e il VI secolo, poteva considerarsi tra le più importanti del basso Lazio, grazie alla sua posizione strategica, per il commercio con le popolazioni meridionali: i Latini, i Volsci e gli Etruschi. Sorgeva, infatti, proprio in questa zona, la foce del fiume Incastro, detto Castrum Inui, su cui era costruito un porto-canale utile ai romani per lo scambio di beni e prodotti con altri popoli. La via, che si separava dalla Via Appia, portava inoltre alla Solfarata, ovvero alle pozze di acque sulfuree, per poi procedere fino ad Ardea seguendo l’identico tracciato dell’attuale via moderna.

Il Santuario della Madonna del Divino Amore

Una delle prime tappe che noi vi consigliamo, imboccando questa strada che in passato era una diramazione dell’Appia Antica, è quella al Santuario della Madonna del Divino Amore. Oggi composto di due chiese, fino al 1999 qui sorgeva soltanto una struttura, edificata nel 1745. Il complesso è caro ai romani e ogni estate, per ogni sabato, questo luogo si fa meta di un pellegrinaggio notturno che parte a piedi dal centro di Roma e giunge sin qui.
Secondo la leggenda – motivo della costruzione di questa chiesa – infatti, in questo punto avvenne un miracolo. Un pellegrino diretto in Piazza San Pietro nel 1740 si smarrì nella fitta campagna di Castel di Leva, a circa 12 km da Roma. Scorto un castello in lontananza egli pensò di dirigersi lì a chiedere informazioni. Tuttavia, non appena provò ad avvicinarsi alla cima fu assalito da un branco di lupi. Il poveretto, inerme, si accorse che sul castello c’era l’icona della vergine Maria e, senza difese, si mise ad invocarla. A questo gesto, i lupi, che gli erano quasi addosso, si dileguarono. La notizia dell’accaduto presto si diffuse in tutta la zona, arrivando fino a Roma. È così che la raffigurazione della Madonna di Castel di Leva cominciò a diventare meta per tutti i devoti, e quindi si decise di costruirvi tutt’intorno un santuario.

La zona di Santa Palomba

Proseguendo, potete infine raggiungere l’altra delle città che, insieme ad Ardea, compongono la zona urbanistica di Santa Palomba, ovvero la città di Pomezia, nell’Agro Romano. Compresa fra le città di fondazione del periodo fascista, come Latina, ma ai lati dei Castelli Romani, in questo luogo dalle architetture squadrate e razionali, come Regime richiedeva, noi vi suggeriamo di visitare, in particolare, due posti: il museo civico archeologico dell’antica Lavinium, dove oltre al Santuario delle XIII are e l’Heroon di Enea, ovvero il tumulto sepolcrale di Enea, potrete vedere le Terme e un deposito votivo dedicato a Minerva; e la Villa di una famiglia patrizia romana, risalente al III secolo d.C. e ritrovata nel 2006, non proprio a Pomezia ma a due passi, sul litorale di Torvaianica, noto anche come meta balneare estiva dai romani.

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