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Continua la rubrica GRAturismo, e oggi andiamo alla scoperta dell’uscita numero venticinque, quindi della storia di Via Laurentina, e di quella porta da cui pare partisse, oggi scomparsa.

Oggi conosciuta come Via Laurentina, questa strada romana ha in realtà origini molto antiche e in passato veniva chiamata, almeno nel suo primo tratto, via delle Tre Fontane. L’appellativo si doveva al fatto che procedesse dall’Abbazia delle tre Fontane, l’unica abbazia dell’ordine dei trappisti di Roma (che sono ecclesiastici, non cantanti trap!), per giungere sino ad Ardea, diramandosi nel percorso verso via Trigoria, anticamente soprannominata via di Pratica perché conduceva a Pratica di mare, e poi fino a Laurentum, città scomparsa già durante l’età della repubblica.
Come affermava lo studioso Stefano Piale, tuttavia, pare che la Via Laurentina Antica iniziasse dalla Porta Raudusculana, oggi scomparsa, che si apriva sull’Aventino, più o meno all’altezza dell’incrocio con via San Saba. Ci sembra interessante fare un piccolo excursus su questa porta, perché il significato del nome è tutt’oggi controverso, e perché una delle ipotesi si basa su una leggenda davvero curiosa.

Stando ad alcune fonti, pare che la porta, da cui partiva la Via Laurentina, si chiamasse così per un’antichissima etimologia che la riconduceva al significato di “bronzeo”. Alcuni parlavano, infatti, di una maschera di bronzo scolpita o affissa su questa porta, facendo riferimento ad un episodio di Valerio Massimo. A sostegno dell’ipotesi, alcuni studi credono che la porta potesse essere rivestita interamente di bronzo, per risultare maggiormente corazzata e rinforzata. In effetti, il tratto delle mura serviane che, dalla porta, conduce ancor oggi alle sponde del Tevere è tra i più robusti dell’intera cinta muraria della città.
Di tutt’altra opinione, tuttavia, altre fonti spiegano il nome facendo appello ad un episodio leggendario legato alla gens Genucia, una delle più illustri famiglie plebee dell’Aventino. Pare che, ad un certo punto, Genucio Cipo, membro di questa famiglia, attraversando la porta, per uscire da Roma, si ritrovò con in fronte un bel paio di corna. Subito corse a farsi spiegare il significato di questa improvvisa comparsa, e l’àugure rispose che non appena fosse rientrato in città ne sarebbe diventato re. Ora, l’uomo era un convinto repubblicano, e non avrebbe mai permesso la nascita di una figura, accentratrice del potere, simile a Roma, anche se quella carica l’avesse rivestita lui, come predetto. Per questo, si auto esiliò da Roma, e fu tributato con una maschera di bronzo su quella porta, che quindi prese quel nome. Ancor di più, però, questa seconda ipotesi ne farebbe una porta davvero antica, tanto quanto le mura di cinta serviane a cui, pure (e maggior ragione), si connetteva.

Ma tornando alla Via Laurentina, oggi sappiamo che tramite questa strada è possibile raggiungere Tor San Lorenzo, frazione litoranea di Ardea. Qui sorge, a un centinaio di metri dal mare, una delle più antiche torri costiere del Lazio, la Torre di San Lorenzo appunto, situata nell’Agro Romano. Suggestivo è che questa costruzione si legherebbe ad uno dei più famosi e geniali artisti italiani, ovvero Michelangelo. Costruita durante la metà del 1500, su commissione di Ascanio Caffarelli, pare che la progettazione si avviò, infatti, grazie ad alcuni disegni del Buonarroti. In passato, comunque, l’edificio, coi suoi trenta metri d’altezza, serviva come avamposto difensivo e come torretta d’avvistamento per i soldati. A tal proposito, le mura erano raggiungibili solo mediante un ponte levatoio. Tra tutte le torri realizzate sul litorale romano, questa era considerata la più bella e la più imponente. Leggenda vuole che persino i turchi, vedendola da lontano, l’avessero definita “pomposa“. Infine, nella seconda guerra mondiale, a causa di alcuni bombardamenti, la torre perse un pezzo, la sua piazza d’armi in cima.

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