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Roma e quel campanile invisibile di Borromini

foto di: Immagini prese dal web

In una piazza nascosta di Roma, a pochi passi dal frequentatissimo Corso Vittorio Emanuele II, che porta da Largo di Torre Argentina fino a Castel Sant’Angelo, si innalza una torre assai particolare, che sostiene un campanile…invisibile.

Una passeggiata su Corso Vittorio Emanuele II

Camminando in direzione Castel Sant’Angelo su Corso Vittorio Emanuele II, superata Piazza Navona a un certo punto non si può che imbattersi in una grande piazza con una meravigliosa facciata di una chiesa barocca. Quella, per i romani, è la famosa Chiesa Nuova, edificio sacro ufficialmente dedicato a Santa Maria in Vallicella. Questa chiesa è famosa per contenere al suo interno uno dei capolavori dell’arte moderna, La Deposizione di Caravaggio. Oggi nella cappella in cui al tempo del pittore era appeso il dipinto c’è una copia, l’originale è stato trasferito nei Musei Vaticani. 

Oratorio dei Filippini, uno dei complessi più importanti del barocco romano

Al fianco di questa chiesa c’è l’oratorio dei filippini dedicato proprio al Santo della gioia, San Filippo Neri. Questo palazzo fu progettato interamente da uno degli architetti barocchi più famosi e discussi di Roma, Bernini? No Borromini! Questo grande edificio, dalla facciata leggermente concava,  fu costruito tra il 1637 e il 1667 ed è uno dei più grandi esempi del barocco romano.

La piazza dell’Orologio…

Al fianco di questo palazzo si apre via San Filippo Neri; percorrendola e lasciandosi alle spalle Corso Vittorio Emanuele II si arriva alla piccola Piazza dell’Orologio, su cui si affacciano diversi palazzi. Questo slargo era precedentemente chiamato Piazza dei Rigattieri, probabilmente per la presenza massiccia di queste persone che vendevano al popolo di Roma abiti usati a buon prezzo, l’odierno Porta Portese,  pe’ capisse. Su questa piazza dicevamo, si affaccia anche un palazzo mitico per la storia e la tradizione romana, quello della famiglia Bennicelli. Forse il nome non dirà molto, così su due piedi, ma basterebbe nominare di uno dei suoi inquilini più famosi per far sorgere un grande sorriso sulla faccia di qualsiasi romano. Questo palazzo infatti è stata la residenza storica del mitico Conte Tacchia, una delle figure più eminenti della storia della tradizione romana. Il suo personaggio, spaccone e canzonatorio, come ogni buon romano, ha avuto l’onore di ascendere anche alle cronache e alle glorie del cinema, venendo interpretato in maniera magistrale da un altro romano doc, Enrico Montesano, che in quel film era affiancato da altri due romani leggendari, Vittorio Gassman e Paolo Panelli.

…e la sua torre

L’oratorio dei Filippini non possiede solo l’entrata vicino alla Chiesa Nuova, e su questa piazzetta è  possibile accedere a questa struttura. Oggi nel palazzo è presente la Casa delle Letterature, ma alzando la testa, si vedrà una costruzione abbastanza particolare. Borromini infatti era famoso per le sue soluzioni insolite e fantasiose e sopra la Torre, su cui è posizionato un orologio che domina la piazza, l’architetto nato in Svizzera, ha costruito un campanile…che non c’è. Una struttura inesistente che solo attraverso le sue volute in ferro suggerisce l’idea di un campanile. Un’idea geniale, in pratica l’unico campanile al mondo attraverso il quale si può guardare il cielo! La torre al suo fianco presenta due grandi stelle araldiche a 24 punte e sotto il grande orologio che domina la facciata della torre è presente il mosaico della Madonna della Vallicella, realizzato da Pietro da Cortona. Una suggestiva ed efficace descrizione di questo campanile ce la dona Giorgio Vigolo, scrittore del ‘900 italiano che lo raffigura così:

Una sta sulla torre dell’Orologio dietro l’oratorio dei Filippini ed è, se così possiamo dire, una cupola “a giorno”, uno scheletro di cupola vuota, appena accennato con ferri agilmente curvati o gretole che dir si vogliano, in modo da formare una specie di grande uccelliera, di ariosa voliera. Le nuvole, come gli uccelli di cui parla Roch in Mille e una notte, vi entrano e ne escono di continuo, oppure vi rimangono per qualche istante prigioniere, prima di ripigliare il volo.