Piazza di Santa Maria Liberatrice: il salotto verde di Testaccio
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Nel 2004, per il centenario della sua costruzione, la facciata di questo luogo venne rappresentata su un francobollo. Ma qual è la storia del Tempio maggiore di Roma, la sinagoga del Ghetto ebraico, e cosa è possibile ammirare?

1901, sull’area più fatiscente del Ghetto ebraico di Roma, vengono demoliti i palazzi in rovina, per far posto ad una sinagoga monumentale che, come da progetto, deve essere “fiera e severa“. Sul finire del XIX secolo viene indetto così un concorso. L’edificio non deve diventare, soltanto, un luogo di culto, ma un simbolo dell’emancipazione della comunità ebraica di Roma. Partecipano più di venti gruppi di architetti e di ingegneri.

Ma ad essere commissionati, e premiati, sono i disegni di Attilio Muggia a pari merito con quelli di Vincenzo Costa e Osvaldo Ammanni. Allievi, entrambi, di Guglielmo Calderini, artefice, tra gli altri, del quadriportico antistante la Basilica di San Paolo fuori le mura. Il 2 luglio del 1904 la sinagoga è pronta ad essere inaugurata, alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Con la promulgazione delle leggi razziali il Tempio è attivo, sul piano della difesa e della protezione. Il rastrellamento del Ghetto, però, non è scongiurato e infatti nel ’45 la sinagoga è sottoposta al sequestro e chiusa al culto.
La prima volta che Giovanni Paolo II decide di visitare un luogo di culto ebraico, è proprio alla sinagoga del Ghetto ebraico romano che si reca. Da quel momento ogni papa visita questo posto, che negli anni ha assunto anche la funzione di museo. Nel 2005 viene allestito al suo interno un percorso artistico ed espositivo, attraverso il quale è possibile prendere confidenza con la storia della comunità ebraica di Roma. Nelle sette sale, si può ammirare anche l’Aron marmoreo più antico della città, in stile rinascimentale. Si tratta di un oggetto sacro alla religione ebraica: un armadio che contiene il Safer Torah, ovvero i rotoli della lex giudaica.

Nei sotterranei è possibile, inoltre, visitare la sinagoga per gli ebrei di rito spagnolo.
Anche le architetture del Tempio sono interessanti, però. Lo stile eclettico richiama, infatti, i decori dell’antica Palestina. Agli elementi assiri, egizi e greci si fondono, tuttavia, quelli rinascimentali, così che il luogo possa armonizzarsi con le altre bellezze romane, senza con questo perdere il suo carattere di originalità.
Il richiamo ai simboli della fede ebraica, come la stella a sei punte di David o il Menorah, il candelabro (o lampada ad olio) a sette bracci, è ovviamente espresso ed incastonato in tutta la struttura. Ma, insieme, spiccano le vetrate colorate, opera di Cesare Picchiarini, autore dei cartoni di Cambellotti e Paschetto, per le vetrate della Casina delle Civette di Villa Torlonia.

Rubano, infine, lo sguardo anche il tetto dell’edificio. Una cupola a base quadrata, rivestita in alluminio. E alcuni decori degli interni. Sebbene, la disposizione del pulpito, la bimah, non sia esattamente conforme alla tradizione del “rito romano”, i suoi ornamenti sono degni di questa definizione. Il palco è infatti abbellito, riccamente, con ghirigori in stile art nouveau.
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