“Chi nun risica nun rosica”: il detto perfetto per gli audaci
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“Aprile dolce dormire”, ma come dormivano gli antichi romani? Lo conoscete l’aneddoto di Augusto proprio legato al sonno?
Ebbene si, nonostante al quotidiano si pensi sempre poco, anche gli antichi romani avevano bisogno di dormire! Come noi, anche loro s’abbioccavano su un materasso che, in base all’importanza di chi vi dormiva, poteva essere imbottito di diversi materiali. I ricchi, ad esempio, amavano riposare su materassi di piume di cigno. D’altra parte, vi stupirà sapere che proprio a Roma nacque il prototipo del letto a tutti gli effetti. Precisamente nella forma delle antiche lettighe, i romani furono i primi inventori del sonno, e del trasporto, in comodità.

(Fonte: Wikiwand)
Non a caso, la lettiga, come seduta particolare, poteva considerarsi uno dei simboli del potere di Roma. Utilizzata anche per gli spostamenti e munita di un opportuno materasso, era in questo modo che si muovevano gli imperatori: comodamente adagiati sulla lettiga e trasportati da un gruppo di schiavi. Ma come erano fatti i materassi di un tempo?
I romani la chiamavano culcita. Si trattava di un sacco di stoffa riempito: l’antenato del nostro materasso, per intenderci. Uno strumento che, per via dei materiali interni di cui veniva imbottito, classificava la società romana in ricchi e poveri. Mentre le famiglie più abbienti potevano, infatti, permettersi imbottiture con piume pregiate e sacchi di lino; le famiglie d’origini più umili dovevano accontentarsi di sacchi di stoffa riempiti d’erba nel migliore dei casi, o di sacchi di tela rimpinzati con paglia, fieno e foglie. Addirittura, Plinio il Vecchio scrisse di un’imbottitura di lana per le materasse, tipo cuscini, poggiate su cinghie incrociate (le nostre reti?).

(Fonte: Gebart)
A fornirci molte di queste informazioni, poi, fu anche un altro poeta romano, Marziale. È nelle sue cronache che riportò, per filo e per segno, le usanze degli antichi romani. Fra queste, anche la composizione dei materassi su cui dormivano. In particolare, descrivendo gli usi della plebe sappiamo che, alcuni di loro recuperavano la paglia fra le rimanenze dei luoghi precedentemente adibiti ai giochi circensi. Per le coperte, infine, i romani avevano soltanto due soluzioni, non utilizzandole così tanto: il cadurco, una coperta di lino sbiancato, proveniente dalla Gallia, o lo stragulo, una tela più grezza rispetto all’altra, ma comunque utile per riposarsi.
Infine, pare che Augusto, a detta di molti grande intenditore di pennichelle, ebbe numerosi problemini con il sonno. Insomma, soffriva d’insonnia e questo, ovviamente, lo costringeva a continui riposini durante il giorno. Perciò amava particolarmente la sua lettiga da trasporto. Il punto è che non dormiva soltanto lungo i tragitti, i colpi di sonno spesso arrivavano nei momenti meno opportuni: in senato o sui campi di battaglia. Due sono gli aneddoti legati al suo sonno. Il primo fa riferimento alla battaglia navale con Sesto Pompeo al largo di Napoli. In quest’occasione, Augusto si addormentò sul più bello, senza dare ad Agrippa il segnale, per iniziare l’attacco.

(Fonte: MeteoWeb)
Il secondo fa, invece, riferimento ad una specifica notte, che l’Imperatore passò fuori Roma. Recatosi in una delle sue ville fuori le mura della città, e come al solito ammalato, Augusto non riuscì a chiudere occhio a causa dei versi di alcune civette. L’esperienza lo tormentò talmente tanto, da chiedere aiuto il mattino seguente. Parlando di questo episodio, venne a sapere, dai suoi servitori, che un senatore era in possesso di uno dei materassi più confortevoli di Roma. Caso volle, quest’uomo fosse anche pieno di debiti. Augusto ordinò, quindi, ad uno dei suoi schiavi di recarsi immediatamente nella città, per comprare quel materasso a qualsiasi prezzo. Se un materasso poteva rendere tranquillo il sonno di un uomo coi debiti, quanto poteva conciliare il sonno di un imperatore?
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