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A Roma esiste una Basilica a forma di rotonda, sapete dove? E come si chiama?

(Fonte: Wikipedia)
A Roma, si sa, le chiese abbondano tanto quanto i monumenti storici. Pochi di voi sapranno, però, di quella Basilica a pianta rotonda che svetta sul colle Celio della città. Dopo il Pantheon, e la sua struttura tondeggiante, vi portiamo allora alla scoperta della Basilica di Santo Stefano Rotondo, il cui nome già evoca una struttura davvero particolare! Secondo alcuni studi, la chiesa sorge laddove anticamente si apriva la caserma romana dei Castra peregrina. Un luogo che era all’epoca sede delle truppe speciali dello Stato Romano. Una sorta di servizi segreti, intelligence interna ed esterna, per intenderci. Poco lontano e in corrispondenza di un mitreo, un posto dedicato al culto del Mitraismo, una religione misterica che vedeva in Mitra il dio degli affari, dell’amicizia e del giorno.

(Fonte: viaggio in baule)
La costruzione di questa imponente Basilica fu probabilmente voluta da papa Leone I. Il pontefice aveva già eretto una chiesa in onore di Santo Stefano, tuttavia questa presentava un progetto piuttosto moderno per l’epoca. La pianta dell’edificio è infatti circolare. Siamo nel V secolo, e l’inaugurazione avverrà più tardi sotto papa Simplicio.
Inserita nella rinascita classica, dell’architettura paleocristiana romana, la Basilica di Santo Stefano Rotondo coniuga insieme due modelli di edifici a pianta centrale: da un lato una pianta a croce greca, già utilizzata dall’imperatore Costantino; dall’altro l’idea di una circolarità, attraverso una pianta più ricurva, appunto circolare, che è possibile ancora ammirare in tutta la sua bellezza. Il progetto prese spunto, non solo da alcuni monumenti e chiese già esistenti in suolo romano, ma dalla pianta della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme che, potete immaginare, godeva di grande prestigio per la Curia, elevandosi a esempio per tutta l’architettura cristiana occidentale.

(Fonte: Restaurars altervista)
Ovviamente, la Basilica subì modifiche negli anni, ristrutturazioni e restauri. Il più importante fu, però, uno degli ultimi. Quando, un po’ abbandonata, per via della presenza irregolare del clero, Niccolò V affidò allo scultore e architetto fiorentino Bernando Rossellino il compito di rivederla. L’artista ne rifece allora il pavimento, le coperture, la abbellì e la decorò, posizionandoci al centro un altare marmoreo, su cui posizionarono un tabernacolo di legno intagliato, poi spostato nell’ambulacro.
Infine, Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, ovvero colui che avrebbe disegnato i mosaici della cappella clementina nella Basilica di San Pietro, ne dipinse le pareti. Affrescò quindi il muro che chiudeva il portico con le scene del martirio del Santo. Un ciclo che inizia dalla Strage degli innocenti, continua con la Crocifissione di Gesù, il martirio di Stefano e, sullo sfondo, i supplizi degli Apostoli. Il tutto, munito di didascalie in latino e in italiano.

(Fonte: musei italiani)
Ricordiamo questi dipinti, non solo per la loro bellezza, ma anche per un triste motivo in realtà: la loro mala conservazione che ne obbligò il restauro, anch’esso però mal condotto nel XIX secolo.
Dal 1958, sono inoltre iniziati gli scavi archeologici nel sottosuolo di questa Basilica, e sembrerebbero ancora in corso.
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