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È una delle figure più controverse del Rinascimento: oggi nasceva Lucrezia Borgia. Chi era e cosa la rese così celebre?

(Fonte: BonCulture)
Guicciardini la definì amante di padre e fratello. Victor Hugo certo non ci andò leggero, descrivendola come un’avvelenatrice. La verità è che i Borgia non furono poi così amati. Se qualcuno vedeva in Rodrigo la mente e in Cesare il braccio armato, Lucrezia fu sempre considerata una pedina. Anzi una regina, tra i pezzi da scacchiera, necessaria a stringere nuove alleanze. Così, durante il Rinascimento molte casate temevano la famiglia che da Papa Alessandro VI aveva preso vita e cognome. I Gonzaga a Mantova, gli Este a Ferrara, gli Sforza a Milano, tanto per dirne qualcuno. Ma perché?

(Fonte: Elle)
Lucrezia nacque a Subiaco il 18 aprile del 1480. Educata dai migliori precettori, già all’età di undici anni fu promessa in sposa, due volte a due pretendenti spagnoli. E tuttavia, raggiunto il pontificato dal padre, le mire matrimoniali divennero molto più pretenziose: Lucrezia si sarebbe sposata in Italia, con nobili più signorili, e con l’intendo di suggellare alleanze, non solo precise ma preziose. Perciò l’unione tra lei e il giovane ventiseienne Giovanni Sforza. Un matrimonio che durò quattro anni, fu annullato, e cominciò a mettere in circolo strane voci.
È infatti dopo la prima separazione, la prima di una lunga serie di matrimoni, che Lucrezia venne accusata di incesto col padre. Una notizia che si diffuse rapidamente nelle corti italiane e in quelle europee, tornando in voga durante le nozze con Alfonso d’Aragona. Se a questo addizioniamo anche qualche pettegolezzo romano sulla sua promiscuità sessuale con Pedro Calderon, ecco che il quadro si faceva completo.

(Fonte: best5.it)
Molti, poi, cominciarono a vedere pure tra lei e Cesare uno strano rapporto. Un legame che andava ben al di là del semplice rapporto fraterno. Così, la biografa inglese di Lucrezia, Sarah Bradford, a proposito scrisse: «che avessero commesso incesto o no, senza dubbio Cesare e Lucrezia si amavano più di quanto amassero chiunque altro e mantennero la reciproca fedeltà fino alla fine»: e tanto poteva, questa percezione, all’epoca.
Ovviamente molti scrittori parlarono della famiglia Borgia, incentrandosi sulla vicende di Lucrezia. Uno tra i primi fu Lord Byron, esponente del romanticismo inglese, che rimase ammaliato dalla figura della donna soltanto leggendone alcune lettere d’amore. Dopo di lui, un susseguirsi di parole. Da Victor Hugo che la descriveva nella tragedia Lucrezia Borgia come archetipo di malvagità, a Alexandre Dumas (padre) che ne riportava alcuni frammenti di storia nel primo volume della serie Delitti celebri.

(Fonte: Il Bo Live – Unipd)
Sul versante opposto, però, anche tanti a difesa. Come Giuseppe Carponi, ad esempio, che nella seconda metà dell’800 pubblicò uno studio dal titolo Una vittima della Storia, per riabilitarne l’immagine. Per l’occasione, si servì di testi e documenti mai aperti prima: fonti inedite che mettevano in dubbio le varie dicerie. Persino qualche psichiatra si interessò alla questione Borgia, facendoli oggetti di studio. Infine, un’importante biografia scritta su Lucrezia fu quella di Maria Bellonci, in ristampa continua, e piuttosto completa.
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