Maenza, borgo collinare conteso per secoli tra baroni e Papato
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È il ventesimo rione di Roma e, da quando esiste, sin dall’antichità, ne fatta di storia Testaccio! Qui qualche informazione sulla sua storia, sulle sue bellezze e suoi cambiamenti. E, alla fine, il nostro regalo…
Compreso tra via marmorata, le sponde del Tevere (di qui, la denominazione di Lungotevere Testaccio) e le mura Aureliane, il rione Testaccio è uno dei più antichi di Roma. Lì si trovava, infatti, durante il periodo dell’Impero Romano, il ricco Emporium della capitale. Un porto che, meta di tutte le merci, era utile all’approvvigionamento della città. Perciò il suo nome, dal celebre monte Testaccio, la grade discarica nei pressi dell’approdo, formatasi per l’accumulo delle anfore di coccio (dal latino, testae), utilizzate per il trasporto dei prodotti, e poi distrutte.

(Fonte: Fanpage)
Solo nella seconda metà dell’800, arrivò la bonifica e la risistemazione urbanistica di Testaccio. Quando, questo territorio cominciò ad essere destinato alla realizzazione di attività industriali e servizi “pesanti”. È in quel momento che, l’antico spazio tra il monte dei cocci e le mura, adibito soltanto ad uso pubblico e chiamato «i prati del popolo romano», nonché frequentato come destinazione tradizionale delle gite di pasquetta e delle ottobrate, cominciò ad ospitare i famosi palazzoni popolari della città, da destinare alle famiglie operaie e ai manovali; e le sue prime industrie, come il famoso Mattatoio.
Negli stessi anni, infatti, sorse proprio a Testaccio, il Mattatoio, un complesso di padiglioni, alle pendici del Monte dei cocci, utilizzato per la macellazione e la distribuzione delle carni a tutta la città. Opera dell’architetto Gioacchino Ersoch, questo enorme edificio vide la luce, precisamente, nel 1888. E tuttavia la sua funzione durò all’incirca un secolo, dismesso nel 1975, e riqualificato nei primi anni Duemila.

(Fonte: Turismo Roma)
Un’intervento conservativo, questo, che ha donato ad uno dei pezzi fondamentali dell’archeologia industriale romana, la possibilità di rendersi spazio di numerose attività, come alcune mostre o rassegne culturali, ospitando al suo interno l’Accademia delle Belle Arti e la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre.
Nel frattempo sono nati spontaneamente ulteriori spazi intorno a questo complesso architettonico, tra cui moltissimi locali “magnerecci“, che hanno lo scopo di mantenere alta l’antica tradizione culinaria romana, offrendo, da menù, tipici piatti gastronomici del territorio come i “rigatoni co’ la pajata“, la “coratella” con i carciofi o con la cipolla, la “trippa alla romana” o la “coda alla vaccinara“.
Concludendo, come ognuno di voi già saprà, il rione Testaccio è ricco di monumenti e luoghi d’interesse. E non solo per la presenza del celebre Cimitero acattolico o dei poeti, dell’Ex Mattatoio, dell’Emporium, della Piramide Cestia, della Caserma dei Vigili del Fuoco Alberto De Jacobis, della Centrale Montemartini o altre splendide attrazioni. Dovete sapere, infatti, che nel suo luogo percorso storico, il quartiere ha ispirato artisti, registi, scrittori, divenendo protagonista di film e romanzi come: “Ragazzi di vita” di Pasolini, “Sciuscià” di Vittorio De Sica e numerose pellicole di Ferzan Ozpetek, che tra l’altro vive ancor oggi nel rione. Non molto tempo fa, poi, intorno agli anni ’80-’90 – qualcuno di voi lo ricorderà – Testaccio divenne tristemente noto alle cronache come roccaforte dei cosiddetti Testaccini, una fazione appartenente alla Banda della Magliana.
Se infine volete continuare ad ammirarne la bellezza, noi vi lasciamo con un video, un regalo che facciamo a Testaccio con Leonardo Silvestri…
Buona visione!
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