Uno spicchio di Napoli a Roma, l'intervista a Cristiano Piccirillo de "La Masardona"


Pizza chiama Napoli, pizza fritta chiama La Masardona! La più antica friggitoria di Napoli sbarca a Roma e noi abbiamo intervistato il proprietario per voi!

Chi è Cristiano Piccirillo

Classe 1991 Cristiano Piccirillo è lo chef, nonché il proprietario, di una delle friggitorie più antiche di Napoli. Oggi, l’abbiamo intervistato per voi, siete curiosi?
Da buon napoletano, Cristiano ci accoglie sorridente, nel suo nuovo locale a Piazza dell’Oro 3, adiacente la celebre via Giulia e il meraviglioso Castel Sant’Angelo di Roma. Ha 29 anni, è il volto de La Masardona e sprizza passione, e voglia di fare, da ogni poro.
Niente orpelli per lui, ha appena staccato dal lavoro che ama e ci ospita così, senza fronzoli, in compagnia della sua umiltà.

Come nasce il nome “Masardona”?

«Il nome Masardona fu affibbiato alla mia bisnonna, ovvero la mamma di mio nonno, colei che ha tramandato questo lavoro fino a me: io rappresento la quarta generazione. Facciamo solo pizze fritte, dal 1945. La mia bisnonna, Anna Manfredi fu chiamata così perché da ragazzina le venne dato l’incarico di portare un annuncio ad un quartiere. Lei ovviamente lo riportò per filo e per segno: così tutti cominciarono a dirle “brava Masardona“. Negli anni abbiamo fatto fare una ricerca etimologica dello stesso termine e siamo arrivati a scoprire che la figura della Masardona era ricoperta, anticamente, dai messaggeri che, dai briganti di collina, portavano notizie alle persone giù in città»

Come ti ha accolto Roma?

«Roma mi ha accolto come una mamma. Non ho mai avuto dubbi su questo, perché i romani sono meravigliosi come i napoletani: sono persone di cuore; sono super calorosi e non hanno tradito le mie aspettative»

Quando hai iniziato a fare la pizza fritta?

«Ho iniziato a 16 anni come fattorino nel locale di famiglia, poi sono passato alla cucina e da questa al banco, fino a qui: Roma»

Perché hai scelto Roma per dare avvio alla terza Masardona?

«Roma è la capitale del mondo. È una delle città, insieme a Napoli, più belle al mondo, soprattutto, a 360 gradi! L’aria che si respira è unica, oltre che magica. La cultura gastronomica romana trovo sia molto vicina a quella napoletana, perciò è stato un connubio di più cose a non darmi alternativa. La scelta non aveva controparte: è l’unica città in cui mi sarei spostato con l’anima e col cuore, rispetto a tante altre»

La tua zona preferita di Roma?

«Il centro storico assolutamente, perché “dove ti giri ti giri” vedi un pezzo di storia che ti lascia interdetto»

Nel tuo locale c’è un sacco di arte, perché?

«Il mondo dell’arte è qualcosa che mi ha sempre affascinato. D’altra parte, ho avuto la fortuna, di pari passo al lavoro, di laurearmi in lingue e culture moderne e c’era anche molta arte, nel mio corso di studi. Inoltre, ho avuto l’onore di lavorare nel Dani Maison di Nino Di Costanzo, ristorante stellato di Ischia, e lì l’arte era molto presente. A mio parere, l’arte unita al cibo ti fa vivere un’esperienza indimenticabile. Credo che oggigiorno, anche per via del momento storico in cui ci troviamo, non si vada più in un posto soltanto per mangiare bene, che sia ristorante o pizzeria, ma per stare bene, per passare davvero un’ora diversa. In particolar modo ora, la gente ha bisogno di staccare da tutto il resto. In questo, l’arte e il cibo creano l’atmosfera perfetta: la possibilità di mettere in campo tutti i sensi, di provare un’esperienza sensoriale completa. Non si tratta solo di buon cibo, ma anche di musica e di opere d’arte, non solo alle pareti. La Masardona può vantare, infatti, il primo piatto d’Italia con un’opera d’arte sopra, su concessione del maestro Nocera, così come i centrotavola, che ci arriveranno, di Ferrigno e tante altre novità»

Fare la pizza è comunque esprimere la propria creatività, come gli artisti, no?

«Assolutamente si. Io dico sempre: immaginiamo il disco di pasta bianca come un quadro, su cui è possibile dipingere ciò che vogliamo. Sta a noi trovare il giusto equilibrio, il giusto sapore e il giusto racconto»

Come ha reagito la tua famiglia a questo passo importante che hai fatto?

«Sono molto legato alla mia famiglia e ha reagito bene, perché dopo 12 anni di Napoli è anche bello portare un po’ della nostra città fuori. La mia laurea è anche dovuta al bisogno di riuscire a comunicare la nostra cultura. Roma, in questo, è perfetta; era un primo passo necessario, quindi sono stati felici di supportarmi. Poi è solo un’ora di treno, dai!»

Il gusto di piazza fritta preferito dai clienti?

«Di solito molti scelgono la Masardona, la classica pizza fritta e la Nonna Pizza, che è quella col ragù della nonna. Anche le fritturine miste vanno bene: a detta dei romani, sono completamente diverse da quelle che eravate abituati a mangiare qui. Ovviamente molto richiesta la regina, la Margherita»

La tua?

«La mia preferita è la Don Vincenzo, cioè la classica senza pomodoro, il gusto più antico. Porta questo nome, perché mio papà si chiama Vincenzo»

Abbiamo letto che “ritrovi te stesso dietro il bancone”, chi è “te stesso”, chi sei?

«Cristiano è una persona che, senza troppe chiacchiere, dimostra a fatti quanto vive visceralmente il proprio lavoro come una devozione, come una missione. Quando mi metto dietro al banco, spero con tutto me stesso di lasciare un ricordo, alla persona che mangerà la mia pizza. Non deve essere solo una buona pizza, deve diventare un ricordo: qualcosa che ti resta in mente tutte le volte che senti “pizza fritta, pizza al forno”. Il senso del mio lavoro è vedere le persone felici mentre mangiano i miei prodotti. Ovviamente, questa vocazione ha origine grazie alla mia famiglia, ma i miei non mi ha mai imposto questo mestiere: si è trattato di un approccio tutto naturale»

Hai qualche aneddoto divertente da raccontarci, di questi giorni?

«Di aneddoti divertenti ce ne sono parecchi, a partire dalla linea telefonica che è mancata proprio il primo giorno di apertura. Per non parlare di quando un piccione ha pensato bene di darmi il benvenuto, appena arrivato a Roma!»

Sei scaramantico?

«Si, sono molto scaramantico. La penso un po’ come Eduardo De Filippo: “la sfortuna non esiste, ma è fesso chi non ci crede”»

Qual è stato il tuo segreto per farcela?

«Non esiste un segreto, esiste la passione. Per me, dipende sempre da quanto ti piace il lavoro che fai e da cosa sei disposto a fare, quanti sacrifici sei disposto a mettere in conto, per raggiungere i tuoi sogni. In realtà, il mio segreto è vivere questo lavoro come una missione, qualcosa in cui credo davvero: una fede»

Il lavoro del pizzaiolo, di solito, è bistrattato. Hai raccontato che, quando eri bambino, i tuoi compagni volevano tutti ricoprire grandi ruoli, invece tu volevi fare questo. Senti di esserti riscattato o di riscattare in qualche mondo il mestiere del pizzaiolo?

«No, ti dico la verità: io non mi faccio portavoce di niente, perché – lo dico con tutta l’umiltà del mondo – non sono nessuno, né do’ me stesso per superare gli altri. La sfida continua non è contro gli altri, ma è contro te stesso, per superarti sempre. Sento di dover dimostrare soltanto alla mia famiglia e alle persone che credono in me, quelle che si siedono a tavola, quello che io sono e valgo. Si, è vero, il lavoro del pizzaiolo era bistrattato anticamente, ma adesso il mondo della cucina ha visto un boom incredibile. Io sono sempre andato per la mia strada, ovunque e comunque, indipendentemente da tutto»

La storia de La Masardona è nota, ma il futuro come lo vedi?

«Il presente è Roma, siamo concentrati qui. Quando Roma sarà pronta a camminare sulle proprie gambe, con la consapevolezza di essere comunque seguita da me, da mio padre o da mio fratello (siamo una famiglia e la nostra forza è essere presenti, personalmente, nelle nostri sedi), speriamo di portare ancora più avanti La Masardona»

Un motto che senti tuo e che ti piace?

«Quello che mi ripeto spesso, il mio cavallo di battaglia, è: come semini così raccogli, nella vita. Per quanto riguarda, invece, qualche detto romano, non saprei, ne ho in mente tanti e qualcuno mi fa anche molto ridere»

Sappiamo che sui social sei molto seguito, che effetto ti fa quando le persone arrivano e ti trattano come un personaggio famoso?

«Io la vivo come una responsabilità. Per me non è mai un punto di arrivo: quando una persona viene, appositamente per me, significa che ha grandi aspettative e devi riuscire ad essere all’altezza. Ma questo vale sempre, anche quando vinci i premi»

Un’ultima domanda, stavolta più personale: a Napoli c’è il mare, la vostra sede è proprio lì di fronte, e quando vuoi schiarirti le idee ti fa una passeggiata lì, a Roma invece che fai?

«Qua a Roma guardo il cielo. Guardo il soffitto blu sopra di noi e sogno, senza mai fermarmi»