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1000 anni per incontrarsi di nuovo, poche ore per accordarsi: l’anniversario della riconciliazione fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, del 2016. Quali motivi scatenarono l’incontro? Si ritroveranno anche oggi?
Prima di ogni viaggio Papa Francesco si reca a pregare a Santa Maria Maggiore, lo fa sempre: lo ha fatto anche cinque anni fa, prima di imbarcarsi su un volo diretto in Messico. Lo scopo? Incontrarsi all’Aeroporto Internazionale José Martí – La Habana, Cuba, dopo mille anni, col Patriarca di Mosca e della Russia intera, S.S. Kirill. È il 12 febbraio 2016 e un’altro capitolo della storia sta per compiersi. A testimoniarlo è Cuba, la sua gente, il suo Presidente, Raúl Castro. «Di questo passo, Cuba sarà la capitale dell’unità!», afferma Papa Francesco.

(Fonte: AgenSIR)
Un’unità necessaria a fermare i crimini e le violenze contro i cristiani del Medio Oriente. Il Patriarcato russo già parla di genocidio e mentre il nemico si qualifica, sempre più vivido, come male comune, i fedeli vengono cacciati e fatti schiavi, le donne vengono stuprate e i bambini avviati all’Islam. Non si può restare inermi, tanto meno omertosi: è arrivato il momento di circoscrivere il problema, di fare qualcosa. Simbolico diventa allora il luogo dell’appuntamento, un aeroporto: crocevia di genti, culture e tradizioni; principio di apertura, libertà, scoperta e conoscenza del diverso.
Papa Francesco e il Patriarca Kirill parlano a lungo, d’altra parte c’è stato un millennio di silenzio, fra ortodossi e cristiani. La tappa cubana durerà cinque ore, per il pontefice, che poi proseguirà per Città del Messico.

(Fonte: La buona parola)
«Per due ore abbiamo tenuto una conversazione aperta, con piena intesa sulla responsabilità verso le nostre Chiese, il nostro popolo credente, il futuro del cristianesimo e il futuro della civiltà umana. È stata una conversazione ricca di contenuto, che ci ha dato l’opportunità di ascoltare e capire le posizioni l’uno dell’altro. E gli esiti della conversazione mi permettono di assicurare che attualmente le due Chiese possono cooperare, difendendo i cristiani in tutto il mondo, e lavorare insieme, con piena responsabilità, affinché non ci sia guerra, la vita umana venga rispettata ovunque nel mondo, si rafforzino le basi della morale personale, familiare e sociale e, attraverso la partecipazione della Chiesa alla vita della società umana moderna, essa si purifichi nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e dello Spirito Santo»
Così, il Padre della Chiesa di Mosca commenta quel 12 febbraio il ritrovato dialogo con Roma. Un anno prima, nel 2015, sono cominciati gli attentati dell’Isis – almeno quelli a loro riconosciuti e attribuiti -. I terroristi, non attuano solo soprusi, angherie e ingiustizie: si fanno esplodere, poco importa dove (banche, moschee, strade, hotel). È un esercito di reclute istruite alla presunta “causa islamica“, sebbene nessun dio predichi la guerra, neanche il loro.
L’Islam è moderato, ha spiegato più volte l’imam di Torino Abdellah Mechnoune, presidente dell’Organizzazione islamica del mondo arabo ed europeo: «La vita è sacra, e nel Corano è scritto chiaramente […] se non è moderato non è vero islam». Il Corano, inneggiato e strumentalizzato dai jihadisti armati, contiene sì concezioni molto datate sulla giustizia e incita, in alcune sure, alla violenza contro le altre confessioni, tanto quanto la Bibbia e la Torah ebraica, ma fa anche appello, come quest’ultime, alla tolleranza. Allo stesso modo, la Jihad, lo sforzo, è l’educazione del praticante alle regole dettate dalla sua credenza, non un invito alle armi. La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa sanno bene che la loro unione dovrà tenere conto anche di questo, perciò le parole della Dichiarazione congiunta fanno riferimento alla «limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione» da parte di «alcune forze politiche» (n.b non religiose) guidate «dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo».

(Fonte: la Repubblica)
Questo, per sottolineare un punto centrale, senza il quale non si comprenderebbe fino in fondo la questione: il Corano abolendo qualunque interpretazione imposta, si presta a numerose interpretazioni, secondo gli strumenti che il credente (anche il più semplice) ha a disposizione; a cambiare perciò può essere solo l’intenzione.
Oggi, cinque anni dopo Cuba, Papa Francesco e il Patriarca Kirill si sono incontrati di nuovo, a riprova di quell’avvenuta riconciliazione. Stavolta, però, lo hanno fatto online e la causa di questa scelta sarà anche l’argomento dell’incontro, un tema obbligato – potremmo dire – : la pandemia. Per questo, il titolo dell’appuntamento: “Chiesa e pandemia: sfide e prospettive”.
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