La Palla di Cannone a Villa Medici: lo “Scherzo” Reale che ha sfidato la fisica
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Si chiamano tecnicamente anamorfosi, sono state riportate in luce nel 2009 e si trovano all’interno del convento di Trinità dei Monti, da oltre 400 anni. Di cosa si tratta? E quali altre bellezze nasconde questo luogo?
In inglese le chiamerebbero mindcheats, cioè trucchetti mentali, immagini capaci di inviare al cervello un insieme di informazioni sensoriali discordanti: ecco come potremmo definire le anamorfosi in pittura e, spingendoci ancora più in là nel tempo, quelle che sarebbero state le future rappresentazioni della Gestalt. In altre parole, a partire dal Rinascimento, alcuni pittori, del calibro di Leonardo Da Vinci (come testimoniano alcuni suoi schizzi, nel Codice Atlatico 1478-1518), cominciarono a nascondere, all’interno delle proprie opere d’arte appunti, segreti o ulteriori significati, grazie all’utilizzo di alcune tecniche illusorie.

(Fonte: Stile Arte -)
Fra queste, in particolare durante il XVI e il XVII secolo, cominciò a farsi largo proprio la pratica dell’anamorfismo (dal greco anamórphosis, cioè “ricostruzione della forma”), ovvero la deformazione e la distorsione, se visti frontalmente, di alcuni elementi, soggetti e immagini, all’interno del quadro o della superficie – n.b. – piana. Si trattava, in sostanza, di alterazioni pittoriche che era possibile ricostruire, nella forma originale, soltanto mediante l’impiego di adeguate visioni prospettiche, punti di vista corretti e angolazioni prestabilite. Come nel caso degli odierni segnali stradali orizzontali disegnati sull’asfalto o dell’opera Ambasciatori di Hans Holberin il Giovane, conservata nella National Gallery di Londra. Un dipinto che, se osservato in posizione laterale svela, in basso e al centro, la presenza anamorfica di un teschio, facendosi portavoce di un vero e proprio memento mori alla precarietà delle cose, sebbene il titolo faccia pensare tutt’altro.

(Fonte: Wikipedia)
Ora, senza andare troppo lontano, anche a Roma avrete l’opportunità di vedere da vicino (non ora, visti i tempi e le restrizioni) due affreschi realizzati con la tecnica dell’anamorfismo. Vi basterà recarvi a Piazza di Spagna, salire la famosa scalinata e giungere nel convento di Trinità dei Monti, sede della comunità del Sacro Cuore e della Fraternità Monastica di Gerusalemme, voluto fortemente da papa Alessandro VI Borgia nel 1495, ma terminato solo durante il pontificato di Clemente VIII, nel 1594.

(Fonte: Italian Ways)
È li che si trovano, nei corridoi del primo piano, due di questi suggestivi artifici dell’arte figurativa, ideati per mano di Emmanuel Maignan e Jean François Nicéron, pittori dell’Ordine dei Padri Minimi. Nonostante, ad un primo sguardo, le pareti mostrino infatti l’immagine di due paesaggi, all’interno di quelle pennellate si potranno scorgere due figure precise. Rappresentazioni, queste, non solo frutto di un connubio impeccabile fra abilità compositive e rigide regole geometriche, ma culmine di quei numerosi studi sulla prospettiva che, tanto in voga fra ‘400 e ‘500, avevano ispirato anche i primi giochi illusori seicenteschi dell’artista Andrea Pozzo, autore della celebre cupola di Sant’Ignazio da Loyola, apparentemente dotata di profondità (“sfondata“, “infinita“) e, al contrario, semplicemente dipinta sulla superficie piana del soffitto della chiesa.
Nello specifico di questo convento, allora, guardando di scorcio il mare e le imbarcazioni del Maignan, si svelerà d’improvviso il volto di Francesco di Paola, fondatore dello stesso convento, intento alla preghiera;

(Fonte: Associazione Roma Bella)
e, osservando da un’altra prospettiva l’isola di Patmos, del Nicéron, luogo d’esilio di San Giovanni, si mostrerà l’immagine dell’apostolo, concentrato nella stesura del libro sull’Apocalisse.

(Fonte: Associazione Roma Bella)
Le sorprese di questo incredibile edificio, tuttavia, non finiscono qui, perché recandovi al primo piano del chiostro, avrete l’occasione di vedere una meraviglia scientifica davvero poco conosciuta. Stiamo parlando del cosiddetto astrolabio catottrico, ovvero un orologio solare esteso sulle pareti dell’intero corridoio, in grado di prendere vita.

(Fonte: Italian Ways)
Il particolare meccanismo, studiato ad arte sempre dal Maignan, si aziona attraverso un piccolo specchio e una coppa riempita d’acqua, sistemati sulla finestra. Catturando la luce solare, proveniente da fuori, il raggio cadendo sul liquido si rifletterà sui muri, sulle iscrizioni, i simboli e le figure dello zodiaco, ma soprattutto sulle linee orarie del tempo solare. Ed è a questo proposito che le conoscenze sopraffine del Maignan si spinsero addirittura oltre.

(Fonte: Associazione Roma Bella)
Egli riuscì infatti a scrivere tutti i nomi delle città e dei paesi del mondo, in cui era mezzogiorno nel momento in cui la luce raggiungeva la loro posizione!
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